#terra

Anteo

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Ero innamorata di Anteo, il gigante dai piedi per terra. Mi piaceva la sua concretezza, il suo essere sempre “qui e ora”, la sua razionalità.

Non amava le sterili elucubrazioni mentali, lui.

Non amava le menate intellettuali, le speculazioni autocompiacenti e fini a se stesse.

La Madre Terra odorosa di humus, il vino rosso di sangue, la realtà dei nostri corpi e dei nostri sensi: questo era quello in cui credeva.

“I tuoi muscoli, le tue ossa, il tuo corpo, tutto intero, sono la tua casa” mi diceva, mentre raccoglieva una zolla di terreno e  la avvicinava al mio naso.

Inspiravo, chiudendo gli occhi. L’odore dell’erba mi penetrava nelle narici e mi sentivo viva.

Mi sentivo meravigliosamente, biologicamente, chimicamente viva.

Il giorno che Eracle giunse davanti alla grotta, ai piedi del picco roccioso dove Anteo viveva, io mi trovavo là vicino.

Mi nascosi dietro la grande quercia, ad osservare.

Li sentii discutere. E litigare. E poi li vidi uscire furiosi dall’antro oscuro, pronti a combattere.

Avevano entrambi gettato per terra le pelli di leone con cui erano coperti, per avere più libertà nei movimenti.

I corpi avvinghiati. I muscoli pronti ad esplodere. Un groviglio di energie in violentissimo contrasto. Eracle sollevò Anteo, afferrandolo con le forti braccia.

Vidi la faccia del mio gigante impallidire di colpo.

Solo quando toccò nuovamente la terra con i piedi, il suo viso riacquistò colore.

Eracle lo sollevò ancora.

Di nuovo Anteo sembrò perdere immediatamente vigore.

E di nuovo, al contatto col terreno, i suoi muscoli ripresero a gonfiarsi. Il suo sangue riprese a scorrere nelle vene.

Capii all’improvviso che era la terra, la Madre Terra, a dargli la forza.

Anche Eracle lo capì.

Cinse con tutta la potenza possibile la vita di Anteo, strizzandogli quasi le costole e lo sollevò, ancora una volta.

“La cosa più bella e vitale è essere radicati nella propria realtà”. Mi tornavano in mente le parole che mi diceva, quando eravamo sdraiati sotto la grande quercia.

Vidi le sua labbra diventare violacee.

Ripensavo a quando mi sussurrava: “Il nostro corpo, la nostra vita, la Madre Terra”. E capii che non ce l’avrebbe fatta.

Eracle lo adagiò soltanto quando ebbe esalato l’ultimo respiro.

La Terra tremò. Era sua Madre. Sua Madre che piangeva.

© RitaLopez

 

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