#porto

Barche nel porto e birra sui muretti a secco

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Le barche  si cullano stanche nel porto vecchio e
i pescatori, dalle mani scure,  riparano le reti.
I cesti ricolmi di ricci di mare,
le birre poggiate sul muretto a secco,
le carte da gioco sbattute sul tavolo e le risate sguaiate e
mi dico: è da lì che vengo.
E le grandi abbuffate della domenica,
la Madonna Addolorata con il suo mantello psichedelico,
le bestemmie sussurrate per non ferire,
le calze di nonna tenute su con l’elastico bianco,
il sole a picco su una città devastata ed io,
io è da lì che vengo.
E poi ancora i mea culpa, mea culpa, mea grandissima culpa.
La disperazione che ti lascia senza fiato.
I “ce l’hai 5.000 lire?” e i “no, non ne ho” di ogni santissima volta.
La minestra scaldata del giorno dopo e del giorno dopo appresso.
Quelli della mia famiglia che quando ridono è di nuovo la speranza,
è di nuovo estate.
E io è da lì che vengo.

(foto di Ivana Marinosci)

© RitaLopez

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Un pacchetto di sigarette in due

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Rubavi le sigarette a tuo fratello maggiore e poi andavamo a fumarcele insieme, al porto nuovo, in mezzo al nulla.

Da lontano vedevamo gli scaricatori trasportare i pacchi pesanti, li sentivamo bestemmiare.

La sirena di una nave rompeva il silenzio all’improvviso. Era come il ruggito straziante di  un vecchio leone ferito.

E noi, in mezzo al nulla, a fumarci tutto il pacchetto in due.

Una sigaretta dietro l’altra, per poi stenderci sul molo, storditi e ubriachi, leggeri come le nuvole veloci lassù in alto.

Tu con le gambe penzoloni sull’orlo della banchina ed io con la testa sulle tue gambe, a guardare il cielo senza fine.

Se ci ripenso, a noi, alle nostre vite, è proprio così che eravamo: sul costante orlo di un precipizio, pronti in ogni momento a cadere nel baratro o a spiccare il volo, nel bel mezzo di una voragine senza fine.

Le nostre vite acchiappate e divorate a morsi.

Sognavamo. Eravamo tutti e due troppo pieni di quella terra, e di quel mare intorno, e di quelle navi che ruggivano come leoni straziati, e sognavamo di scappare.

E alla fine ci siamo scrollati davvero quella terra e quel mare di dosso, proiettati ognuno in un mondo diverso, io a studiare nella capitale, tu a lavorare in una fabbrica del nord.

Anche tu, di tanto in tanto, risenti il ruggito straziante di quella nave?

Dimmi, lo senti anche tu?

© RitaLopez