#Otello

Desdemona

Dimmelo ora che mi ami.
Ora che ho disubbidito a mio padre, pur di stare insieme a te.
Sono la figlia disonorata, non lo sapevi? La vergogna di una famiglia onesta.
Forza, dimmelo ora che mi ami.
Ora che tutta la città mi addita, perché ho scelto di stare con l’uomo che amavo. Anche se per gli altri eri solo lo straniero con la pelle di un altro colore.
Sono l’infedele, non lo sapevi? La traditrice in patria.
Coraggio, dimmelo ora che mi ami.
Ora che mi hai chiamato sgualdrina per un pettegolezzo, una chiacchiera giunta alle tue orecchie.
Sono l’adultera, non lo sapevi? La moglie disonesta.
Ricordi quando ti dicevo: “Oh, guardatevi dalla gelosia, mio signore! È un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre”?
E quindi dimmelo ora, che mi ami.
Ora che stringi le tue mani attorno al mio collo, con forza, con odio.
Diranno, tentando come al solito di giustificarti: Otello è un uomo passionale! Un uomo che ama profondamente!
Bugiardi!
Otello è l’emblema della cecità, di chi è incapace di vedere, di chi paradossalmente vede quello che non c’è.
Otello ha il terrore che venga scalfita la sua immagine così insulsa, così precaria. Otello è se stesso che ama. Solo se stesso.
Dimmelo ora che mi ami, diamine!
Mentre i miei occhi stanno per chiudersi per sempre. Mentre ti dono anche l’ultimo respiro che esala da questa bocca che fino a ieri hai baciato.

©RitaLopez

(nella foto: Mavì Schirripa, Otello e Desdemona)

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