Lucrezia

Non c’è bisogno di mostrarsi licenziosa per suscitare gli istinti brutali di una mente depravata. Lucrezia era chiamata “la casta”. La pudica. Era l’esempio di virtù muliebre cui tutte le spose dovevano ispirarsi.
A Roma, alla fine del VI secolo avanti Cristo, regnava un re sanguinario. Si chiamava Tarquinio, detto “il Superbo”, a causa della sua indole arrogante.
Durante l’assedio di Ardea, nell’ambito di una guerra lunga e aspra, gli ufficiali, di sera, bevevano e discutevano attorno al fuoco. E, ovviamente, parlavano di donne.
Sorse presto una disputa su quale fra le mogli dei presenti, fosse la più virtuosa. Pare che il primato andasse alla moglie di Collatino, Lucrezia. La più morigerata di tutte.
Collatino stesso propose di tornare di nascosto a Roma per dimostrare la fedeltà della sua sposa.
E così un gruppo di uomini, inebriati dal vino, si misero in viaggio. Giunti a Roma, proseguirono per Collazia, dove sorpresero Lucrezia intenta a filare la lana in compagnia delle sue ancelle.
Il vanto di uomo è anche questo: la castità del corpo di sua moglie.
In quel gruppo di uomini c’era anche Sesto Tarquinio, il figlio del Superbo.
Non c’è bisogno di ammiccare con seduzione, per risvegliare il folle desiderio della bestia.
Anche la mirabile castità di una donna può risvegliare il tarlo di un’insana libidine.
Tempo dopo, una notte senza luna, Sesto Tarquinio tornò a Collazia da solo a casa di Lucrezia e la stuprò, violandola nello stesso modo in cui suo padre, il Superbo, aveva violato Roma.
Il vile trionfo di un uomo è anche questo: il possesso del corpo di una donna, anche contro la sua volontà. Soprattutto contro la sua volontà.
La giovanissima sposa, prostrata non solo dal dolore ma anche da un irragionevole senso di colpa, affondò la lama di un pugnale nel suo petto innocente, cercando di liberare l’anima dalla sozza prigionia che sentiva essere diventato ormai il suo corpo.
Il tormento di un uomo è anche questo: il supplizio delle membra di una donna.
Dopo che Lucrezia si squarciò il petto, i Romani, capeggiati da Collatino, suo marito, e l’amico Giunio Bruto, giurarono vendetta contro tutta la stirpe dei Tarquini.
La rabbia cieca di un uomo nasce anche da questo: dal corpo di una donna trasformato in vessillo.
Lucrezia si suicidò a Roma nel 509 avanti Cristo, dopo aver subito una violenza sessuale.
Nel 509 avanti Cristo cadde la monarchia e sorse la Repubblica.
Furono quindi eletti dal prefetto dell’Urbe due consoli, nei comizi centuriati. Sapete chi?
Collatino e Giunio Bruto.
A volte l’oltraggio privato di un uomo può trasformarsi in pretesto per una rivoluzione politica, con la benedizione del sangue sacrificale del corpo martoriato di una donna.
Lucrezia fu uccisa due volte.
Una volta dal mostro. E una volta dalla morale.

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