Io e quell’altra

Sono la bambina disobbediente. Trecce scomposte e scarpe slacciate. Mamma mi dice di non andare al porto vecchio, dove giocano i ragazzacci maleducati. Le dico “va bene” ma poi, voltato l’angolo, è là che mi dirigo. Sul vecchio molo. A guardare Giovanni e Luca e Antonio e Nicola che si tuffano nelle acque scure, che odorano di sale e nafta. Scompaiono tra le barche e poi riemergono con gli occhi chiusi, le bocche aperte. La pelle abbronzata che brilla al sole, ricoperta da centinaia di goccioline splendenti.

Mamma non lo sa ma, “quell’altra”, io l’ho nascosta dentro l’armadio. Le ho detto di stare zitta fino al mio ritorno.

Sono la ragazza indisciplinata. Capelli che arrivano alla vita e basco sulla testa. I parenti mi dicono: “Ora devi aiutare tua madre. Ora che è rimasta sola. Ora devi trovarti un lavoro. Ora è tempo che ti rimbocchi le maniche, ora”. Dico loro “va bene”, ma poi, finita la scuola, io parto e vado all’università. A studiare con la rabbia che ho in corpo. A studiare con la smania che ho addosso.

I parenti non lo sanno ma, “quell’altra”, io l’ho imbavagliata sotto il letto. Le ho detto di non fiatare, che tanto non sarei tornata.

Sono la donna inadempiente. Coda di cavallo e orecchini da gitana. Rosa, che mi abita di fronte, mi saluta con cordialità. Mi dice “bella giornata oggi eh! Il tempo giusto per mettere su la lavatrice e stendere i panni”. Annuisco con la testa. Guardo il sole e penso che tra poco mi infilerò di nuovo gli scarponi e andrò a scavare sul Palatino.

Rosa non lo sa ma, “quell’altra”, io l’ho avvisata: o così o niente, bella!

Sono la vecchia insubordinata. Una montagna di capelli bianchi e sigaro tra le labbra avvizzite.

Le mie vicine siedono all’ombra del muro, giù in cortile. Sanno fare meravigliose tovaglie di filo bianco con l’uncinetto. Le guardo dalla finestra, sorseggiando un bicchiere di primitivo. Si accorgono di me e mi dicono: “Scendi!”. Faccio di sì con la testa, ma prima metto sul mio vecchio stereo di seconda mano, dai tempi di quando ero ragazzina, un disco ormai graffiato e consunto, a tutto volume.

Le mie vicine scuotono la testa. Loro non lo sanno ma io, “quell’altra”, l’ho legata alla sedia a dondolo con il filo spesso di una vecchia matassa.

“Ti piace Jimi Hendrix?” le chiedo.

Senza dubitare neanche un secondo, con rassegnazione, mi fa cenno di sì con testa.

© RitaLopez

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