Mese: agosto 2016

Il lupo di Monte Gorzano

lupo-ibrido

Non so perché sono qui. Non so cosa sia successo. So solo che non riesco a muovermi e mi fa male la gamba.
Tutto ciò che ricordo è che ieri papà ci ha promesso che ci avrebbe portato su, a monte Gorzano, che è il monte più alto del Lazio. Lo so bene perché l’ho studiato a scuola.
Papà ci ha detto che là ci sono delle sorgenti da cui scorre acqua buonissima.
Tutto ciò che ricordo è che ho litigato con Anna, mia sorella, per chi avrebbe dovuto portare la borraccia con la custodia di cuoio. Una borraccia vera, come quella degli alpinisti.
“Io sono più grande!” le ho detto, “La porto io!”.
Ma Anna si è messa a piagnucolare, come al solito, e papà ha deciso che l’avremmo portata un po’ per uno.
“E dovrete anche stare attenti ai lupi, domani! I lupi odiano i bambini che si lagnano. Quindi niente piagnistei. Chiaro?” ha aggiunto.
Ci ha dato il bacio della buonanotte ed è uscito dalla stanza, chiudendo la porta.
Poi non ricordo più niente. Solo un boato, un ruggito feroce e spaventoso.
Ed ora sono qui e non so da quanto tempo e non so perché. E non riesco a muovermi. E mi viene da piangere.
Non è possibile che io sia morto, perché i morti non provano dolore, mentre io ho tanto male alla gamba e respiro a fatica, per via della polvere che ho dentro le narici e la bocca.
Provo a chiamare mia sorella: “Anna…”.
Vorrei urlare, ma non ci riesco.
Forse è un incubo. Forse sto solo sognando.
Ho paura. Voglio solo mio padre e mia madre. E mia sorella.
Le lacrime mi escono dagli occhi e mi bruciano la faccia.
E proprio quando comincio a pensare che sono andati tutti via, lasciandomi completamente solo, avverto che qualcosa si muove, sopra di me.
No, non mi sto sbagliando, sento dei rumori, li sento davvero, dapprima attutiti e poi sempre più netti.
Improvvisamente un fascio di luce mi acceca gli occhi. Devo richiuderli per il dolore. Li riapro a fatica e scorgo il muso nero di un cane lupo.
E’ lui! E’ uno dei lupi di Monte Gorzano, quelli di cui papà ci aveva parlato.
Ricaccio indietro le lacrime, perché il lupo non pensi che mi stia lagnando.
Stiro il collo più che posso e alzo il volto verso il fascio di luce.
Sono qui!, grido. Salvami! Sono qui!
© RitaLopez

 

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