Mese: giugno 2016

Lavinia

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Su Lavinia troverete scritte solo poche righe.

Di me non si danno descrizioni dettagliate.

Lavinia figlia del re Latino.

Lavinia promessa in sposa a Turno, valoroso re italico.

Lavinia costretta dal padre a contrarre matrimonio con uno straniero, Enea di Troia, per sancire un patto di alleanza.

La guerra da una parte e il matrimonio riparatore dall’altra.

Il fuoco ardente di Turno da una parte e il distacco calcolatore di Enea dall’altra.

Di me, di Lavinia, non saprete mai le parole, perché Lavinia, quando compare, resta in silenzio.

La mia è una figura marginale.

Al margine tra due culture, quella latina e quella troiana.

Al margine di una società retta da uomini.

Della donna Lavinia non conoscerete mai la passione.

Sono solo la vergine che ha garantito la correttezza del processo riproduttivo per il futuro e glorioso popolo romano.

Sono semplicemente la figlia ubbidiente che ha fatto da collante tra due popoli.

Di Lavinia innamorata tra le braccia di Turno, nessuno vi racconterà mai.

Leggerete soltanto della sposa di Enea, dai begli occhi abbassati per la timidezza, dalle guance arrossate per la vergogna e la sottomissione.

Ma una cosa, a voi che siete i miei discendenti,  ve la voglio svelare.

Il mio rossore non era dovuto alla pudicizia verso Enea, come vi è stato raccontato, ma al ricordo dell’amore infuocato con Turno.

©RitaLopez

L’Afrodite di Prassitele

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“Poserai nuda per me?” chiese lo scultore Prassitele alla cortigiana Frine, dopo che avevano passato la notte insieme.

“E perché mai?” chiese la puttana più famosa e più richiesta di Atene, stiracchiando le braccia e mettendo in mostra i seni strepitosi.

“Gli abitanti di Coo mi hanno chiesto una statua di Afrodite, per il loro nuovo tempio”, rispose Prassitele.

“E vuoi me come modella? Una prostituta per rappresentare una dea?” rise Frine puntandosi l’indice sul petto.

“Voglio te come modella” rispose lui, tornando avido a baciarla.

Agli abitanti di Coo non piacque la statua di culto che avevano commissionato a Prassitele  per il nuovo santuario della dea Afrodite. Rimasero a bocca aperta nel vedere che la dea era rappresentata completamente nuda, una nudità che fino ad allora era stata riservata soltanto alle rappresentazioni maschili. Non se la sentirono davvero di accettare una simile novità e preferirono invece prendere un’altra statua di Afrodite, più tradizionale, che Prassitele aveva nel suo negozio.

Di lì a poco giunsero ad Atene alcuni ambasciatori di Cnido.

Si trovarono a passare dalla bottega del famoso Prassitele. Videro la statua della dea nuda e gli piacque moltissimo.

L’acquistarono e la portarono al loro tempio di Afrodite, a Cnido, che  conquistò, da allora,  fama eterna.

Per secoli schiere di pellegrini devoti venerarono l’immagine della dea, raffigurata in procinto di partecipare al bagno sacro, nelle sembianze della procace e peccaminosa Frine, la meravigliosa sgualdrina.

La veste che mille volte era stata sfilata dalle braccia esperte della cortigiana, era posata delicatamente su un grande vaso, posto di fianco.

Lo sfacciato esibizionismo che faceva impazzire politici, notabili, filosofi e poeti, tradotto in un’apparente insicurezza, appena rivelata dalla flessuosità del corpo.

La seduzione irresistibile del ventre davanti a cui qualsiasi prezzo diventava lecito, pudicamente coperta dalla mano destra.

Il capo dalla chioma sciolta e spettinata che ad ogni amplesso si sollevava lascivo, convertito  in una testa ordinata, dai riccioli sapientemente raccolti dietro la nuca.

Prassitele, il genio, sapeva bene che ogni donna è la sintesi sublime tra la passione sfrontata e irriverente di una lussuriosa e la grazia pudica e composta di una dea.

© RitaLopez