Un pezzetto di mondo

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Preparavo il borsone militare, quello che per caso avevo scoperto tempo addietro rovistando in mezzo alle tue cose, con la foga di chi deve partire per non tornare mai più.

Infilavo all’interno tutto ciò che mi capitava sotto gli occhi, con la veemenza di chi sa di non poterne farne a meno, con il fervore di chi è certo che, prima o poi, ne potrebbe patire la mancanza.

La scatola con le conchiglie raccolte sul bagnasciuga, quando la spiaggia era tiepida di tramonto, e ancora non avevamo voglia di tornare a casa.

Vecchie fotografie in bianco e nero, alcune talmente rovinate, che era stato necessario sistemarle con l’adesivo e dove tu, sul dorso, in bella grafia, avevi diligentemente annotato il luogo dello scatto e la data.

Il basco con la visiera, acquistato con i soldi ricevuti a Natale.

Le lunghissime collane di perline colorate che io e Stefania avevamo infilato pazientemente con le nostre mani, una ad una, per venderle al mercatino della domenica di piazza Umberto. Lunghe, ma così lunghe, da poterle arrotolare due, tre, quattro volte attorno al collo.

E poi gli spartiti musicali con gli accordi per la chitarra.

Decine di quaderni stropicciati, scritti fitto fitto, quando cercavo di non impazzire.

L’armonica che Francesco aveva scordato a casa e non aveva più ripreso.

I miei ritratti, disegnati a carboncino leggero da Marco. Quello coi capelli sciolti e il basco messo di traverso, quello in cui ridevo spudoratamente, le sopracciglia alzate e le fossette ben evidenziate ai lati della bocca. Quello con gli occhi chiusi, che non si capiva bene se stessi dormendo o se invece piangevo.

Il libro di mitologia greca che ci rubavamo a vicenda: Ancora non l’hai finito? Ma lo voglio leggere anch’io. Ecco, finisco un  racconto e te lo restituisco. No, stasera tocca a me.

Cercavo di richiudere la cerniera del borsone stracolmo, senza romperla.

Non sarei mai partita per nessun posto, non sarei mai andata da nessuna parte, senza portarmi un ritaglio di quel mondo appresso.

Una fetta di mondo che trovasse spazio giusto su una mensola.

Un pezzetto di mondo da guardare, da toccare, da annusare all’occorrenza.

© RitaLopez

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