La vera storia di Didone

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Hanno fatto di te la donna follemente innamorata dell’eroe leggendario Enea, la regina cartaginese che avrebbe potuto ostacolare la fondazione predestinata di Roma, stabilita dagli dei.

Ti hanno ridotto a sovrana succube della fragilità femminile, quella che la letteratura, da sempre, affibbia alle fanciulle sedotte e poi abbandonate.

Hanno raccontato che è stato facile farti perdere il pudore, che è stato facile venir meno alla promessa fatta al tuo defunto marito,  di non legarti più, mai più, con nessun altro uomo.

Ci hanno restituito l’immagine di una sovrana debole ed insicura, profondamente offesa dall’onta subita, che soffre indicibilmente per il tradimento dell’uomo amato, al punto da  annientare se stessa, fino ad uccidersi.

Ma nei racconti farciti per esaltare i potenti, hanno omesso di dire che tu, Didone, regina che hai fondato  Cartagine nel IX sec. a.C., non avresti mai potuto incontrare Enea le cui vicende, legate alla guerra di Troia, sono antecedenti di più di tre secoli.

Dalla letteratura non commissionata da chi comanda si viene a sapere che tu, Didone,  eri profondamente innamorata di Sicheo, tuo sposo, ucciso dal tuo crudele fratello, Pigmalione.

Nelle versioni tramandate da chi non doveva compiacere Roma, immenso appare il tuo coraggio e la tua risolutezza nello sfuggire al pericolo, quando sei stata costretta a scappare dalla tua patria e a salpare sulle rive di una terra lontana e sconosciuta.

Là, sulla costa settentrionale dell’Africa, hai chiesto al re locale, Jarba, un terreno su cui poter edificare la tua casa.

E Jarba, deridendoti,  ti ha consegnato una pelle di toro dicendo:

“Ma certo! Prendi tanta terra quanta questa pelle riesce a contenere”.

Hai tagliato a striscioline sottilissime la pelle e con esse hai tracciato un perimetro che conteneva tutta la collina e la campagna circostante.

Così hai  fondato Cartagine, Didone,  e l’hai resa una città florida e potente.

Jarba si è accorto di averti deriso a sproposito e ti ha chiesto in sposa, giungedo persino a minacciare di muoverti guerra se non avessi accettato la sua proposta.

Ma tu, pur di non venir meno alla promessa fatta al tuo defunto marito, hai preferito conficcarti una lama nel petto.

Nell’Eneide tu, Didone, regina gloriosa e astuta,  guida combattiva,  fondatrice di una città potente, sei sopraffatta dall’immagine di una donna fragile e lamentosa, accecata da una passione esageratamente sconsiderata e da un dolore troppo travolgente.

La figura di Enea, naturalmente, è quella dell’uomo eroico, che ha saputo rinunciare all’amore di una regina per seguire, obbediente, il volere degli dei, esaltare le proprie virtù guerriere, e compiere l’alta missione che il Fato gli aveva assegnato.

© RitaLopez

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