Mese: febbraio 2016

La verità su Marta

relativityescher

Ogni volta che vedo una farfalla non posso non pensare a mia sorella Marta.

Avevo solo 15 anni quando Marta scappò di casa, o meglio, scomparve, nel senso che dopo aver accompagnato suo figlio Toni, mio nipote, davanti alla scuola materna, non ritornò mai più.

“E non dimenticarti di soffiare il naso quando sei in classe. Ecco, ti lascio questo fazzolettino nella tasca del grembiule. Hai capito?”

“Va bene mamma”.

“Ed ora dammi un bacio”, gli disse.

Toni, un attimo prima di entrare nell’atrio, si voltò e alzò la manina in segno di saluto.

“Ma come ti era sembrata in quel momento? Come erano i suoi occhi?”

Per tutti questi anni passati ho cercato di strappare a Toni la consapevolezza di un guizzo, una luce particolare, un movimento impercettibile negli occhi di Marta, che potessero lasciar presagire anche la più labile intenzione di sparire dalla circolazione, di eclissarsi nel nulla.

“Lei tornerà”, mi ripeteva Toni da bambino.

“Lei tornerà”, continua a ripetermi Toni, che ora è un ragazzo dalle spalle larghe.

 

Andrea, mio cognato, passò la notte a macerarsi il cuore.

Accasciato sulla sedia, in cucina, le mani tra i capelli folti e neri. Lo sguardo fisso nel vuoto.

Il giorno dopo, quasi in trance, svuotò tutti i cassetti, rovistò tra i libri degli scaffali, cercò in tutte le tasche dei jeans e delle giacche di Marta, scaraventando i vestiti a terra, con rabbia, con furia. Imprecando.

Mise a soqquadro la cucina e poi la camera da letto e poi lo studio, in cerca di un indizio, anche minimo, di quello che nella sua mente fu subito percepito come un abbandono premeditato.

Ha finito per odiarla, Marta.

L’ha odiata per averlo lasciato solo, perché se ne è fregata di lui e del piccolo Toni, e se ne è andata.

“Ho sposato una stronza!”, mi urlò al telefono piangendo.

“Ho sposato una stronza”, continua a rinfacciarmi anche ora che ha i capelli grigi e radi.

 

A mia madre si spezzò il cuore.

“Lo sento, le è successo qualcosa. Lei non avrebbe mai fatto una cosa del genere”, piangeva.

“E’ così, le  è capitata una disgrazia”, si torceva le mani.

Il medico le prescrisse degli psicofarmaci per farla dormire.

Si spense l’anno dopo, col pensiero del corpo martoriato, e mai più ritrovato, di Marta nella testa.

 

Anche io, in tutti questi anni, mi sono fatta un’idea della scomparsa di Marta.

Ma non la rivelerò.

A che serve? Non cambierà la sostanza dei fatti. Non servirà a far tornare mia sorella.

E’ la mia verità.

Ed è vera come quella di Toni, come quella di Andrea, come quella di mia madre.

Ognuno si costruisce la propria verità, per sopravvivere, per difendersi, per mettere in scena una spiegazione razionale che funzioni, che metta pace al proprio cervello, al proprio dolore.

E se questa verità, anche se frutto della tua immaginazione a cui poi  finisci per credere,  serve a farti alzare dal letto la mattina, ad andare avanti, allora quella verità è vera.  E’ sacrosanta.

La farfalla che svolazza davanti alla mia finestra, una volta, era un bruco.

© RitaLopez