Lo sguardo di Lukas, Aziz

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Ecco Lukas, il mio bambino dai capelli biondi e dagli occhi azzurri.

E’ sempre chiuso in sé stesso, litiga con i suoi coetanei, i maestri dicono che a scuola non è mai attento e mi mandano a chiamare in continuazione per lamentarsi di lui.

Solo il nostro gatto, Tom, lo capisce.

Lukas passa le ore ad accarezzargli il pelo rosso, mentre Tom si raggomitola tra le sue braccia e fa le fusa.

E’ mio figlio Lukas, il mio bambino, ed io lo amo.

 

Ecco Lukas, il mio adolescente problematico.

Ciondola tutto il tempo nei quartieri malfamati di Copenhagen,  insieme a una gang di poco di buono che non mi piace affatto.

So che lo hanno fermato mentre guidava un motorino rubato.

Rientra a notte fonda e se gli chiedo dove è stato, si arrabbia e prende a pugni la porta della sua stanza.

E’ mio figlio Lukas, il mio adolescente, ed io lo amo.

 

Ecco Lukas, il mio ragazzo trasformato.

So che ha nuovi amici, è sempre fuori casa e torna solo di rado ormai.

Lo vedo cambiato, solo la sua vulnerabilità è la stessa.

Un giorno, all’improvviso, mi ha chiamato al telefono, dicendomi di trovarsi al confine turco.

Era partito senza salutarmi.

E’ mio figlio Lukas, il mio ragazzo, ed io lo amo.

 

Ecco Lukas, che ora si fa chiamare Aziz, in una foto scattata in Siria.

Si è appena lavato, ha ancora il volto e i capelli bagnati. Sembra felice.

Di tanto in tanto riesco a chattare con lui.

Gli chiedo di tornare. Mi dice che non può.

Ho registrato le fusa del vecchio Tom; gliele faccio ascoltare.

Rimane in silenzio. Lacrime bollenti mi rigano il volto.

E’ mio figlio Lukas, Aziz, ed io lo amo.

 

Passo le notti a guardare i filmati orribili degli uomini dal volto coperto che tagliano le teste ad altri uomini inginocchiati sulla sabbia.

Studio ogni loro passo, scruto ogni loro mossa, e rimetto il filmato indietro e lo rivedo daccapo e lo rivedo ancora, altre dieci, cento, mille volte.

E mi soffermo sulle mani, per cogliere un particolare modo di muovere le dita che solo io conosco.

Mi soffermo sugli occhi, lasciati appena scoperti, per carpire uno sguardo, un lampo, che solo io conosco.

Lo sguardo di Lukas, che è Aziz,

o di Aziz, che era Lukas.

© RitaLopez

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