Un attimo prima

cropped-cielo-stellato

“E’ bello essere qui” pensò Jean Paul, brillante studente della Sorbona, uscendo di casa.

Parigi era bella, soprattutto per uno come lui, provinciale di un piccolo paese sperduto tra le montagne del sud.

Soprattutto di sera, quando si illuminava a festa.

Soprattutto da quando nella sua vita c’era Valery.

Ecco, sarebbe andato a prenderla sotto casa. Insieme avrebbero percorso Boulevard Saint Germain e poi avrebbero preso la metropolitana. Le avrebbe stretto la vita con il braccio. Sarebbero andati al concerto e poi a mangiare una pizza e poi a casa sua. E poi… Sorrideva, Jean Paul.

“Sì”, pensò di nuovo “è bello essere qui”.

A questo pensava Jean Paul quella sera.

A questo pensava pochi attimi prima di cadere a terra con un colpo di kalashnikov sparato in testa.

 

Winnie, splendida studentessa Keniota del campus universitario di Garissa, era in ritardo per la lezione, di nuovo.

“Non accadrà più” aveva detto timidamente al professore di Ingegneria meccanica l’ultima volta, quando lui aveva interrotto la lezione guardandola sadicamente con occhi di ghiaccio, fino a che lei non aveva preso finalmente posto al suo banco.

“Al diavolo!” disse, rinunciando a sistemarsi i capelli ribelli.

Afferrò i libri e si affrettò lungo il viale alberato, verso l’edificio D del campus.

“Dai che sono in tempo, dai che sono in tempo”.

A questo pensava Winnie, pochi attimi prima di essere sgozzata senza pietà, insieme ad altri 24 studenti, da una furia cieca ed assassina.

 

“E non dimenticare le cassette di frutta!”

“Sì padre” rispose Samir.

Il mercato di Beirut a quell’ora era sempre affollato di gente.

Samir sistemò frettolosamente il cartellino con i prezzi sulle cassette.

“Posso andare ora, padre?”chiese il ragazzo.

“Va bene. Ora vai, ma stai attento. Non vi fate male tu e quel Nazim!”

Nazim lo aspettava nel cortile dietro la scuola, insieme agli altri ragazzi del quartiere, per la partita di calcio.

Samir giocava in porta. Da sempre.

Attraversò la strada, guardando a destra e a sinistra, come gli aveva insegnato suo padre.

“Oggi vinceremo”, si ripromise Samir, pochi attimi prima che una motocicletta carica di esplosivo, parcheggiata a pochi metri dal negozio di suo padre, lo facesse saltare in aria insieme alle cassette di frutta.

 

La piccola A’isha teneva stretta la sua bambola di pezza con un braccio mentre la mamma le stringeva forte la mano, obbligandola a camminare in fretta.

Faceva sempre caldo in quel villaggio sulle rive del lago Ciad e piccole gocce di sudore imperlavano la splendida fronte di A’isha, del colore della terra.

“Mi fai male, sei cattiva!” disse alla mamma.

“Sbrigati A’isha, dobbiamo tornare a casa”, la strattonò sua madre.

“Non mi tirare!” si ribellò la piccola.

“Non ti voglio bene. E neanche la mia bambola”, pensò imbronciata A’isha un attimo prima di stramazzare sulla terra battuta e polverosa, insieme a sua madre e a tutti gli abitanti del villaggio.

 

J. non aveva ancora 20 anni, ma il suo giorno era arrivato.

E  J. era pronto. Doveva essere pronto.

Cosa hai pensato, J.,  un attimo prima di farti esplodere?

Questa vita non ti ha urlato dentro?

Neanche per un attimo, J.?

Neanche per un attimo?

© RitaLopez

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...