Teresa T.

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Io il primo giorno di scuola della prima elementare, per quanti sforzi faccia, non me lo ricordo proprio.

Mi ricordo benissimo l’ultimo giorno della quinta però.

Sì, perché l’ultimo giorno di scuola dovevamo presentare, davanti a tutta la classe, la relazione di un libro che la maestra ci aveva assegnato un paio di mesi prima.

Libri diversi, da leggere a gruppetti di due, massimo tre alunne.

Il libro che mi era toccato era il Diario di Anna Frank.

La mia compagna di studio, scelta dalla maestra, Teresa T.: la figlia del contrabbandiere che vendeva le sigarette all’angolo di via Nicolai, esattamente dove, anni prima, durante una sparatoria, un proiettile aveva colpito il parabrezza dell’850 di nonna.

Notai le risatine dietro le mani, le sgomitate, gli sguardi ammiccanti delle mie compagne, quando la maestra annunciò con chi avrei dovuto preparare la mia relazione.

Teresa T. era arrivata nella nostra classe quell’ultimo anno.

L’anno prima era stata bocciata, per l’ennesima volta.

Aveva 13 o 14 anni Teresa.

Era alta due spanne più di noi.

Portava già il reggiseno, una terza abbondante credo.

Metteva sulle unghie lo smalto rosso della madre.

Calzava scarpe con i tacchi, Teresa.

E si truccava pure.

Rimasi impassibile alla decisione della maestra, per non dare soddisfazione alle mie compagne, anche se dentro mi sentivo bruciare.

E così, quasi ogni pomeriggio, andavo a casa di Teresa T. per leggere insieme a lei  il Diario di Anna Frank che papà aveva acquistato da Laterza, in via Sparano.

Teresa da me non poteva mai venire. Sua madre non glielo permetteva. Diceva che doveva guardare i fratelli più piccoli.

Lasciavo il libro da lei, per non dovermelo portare avanti e indietro.

Teresa non voleva mai leggere e così leggevo io, ad alta voce, ma casa sua era una bolgia infernale e non era facile concentrarsi.

No, non era per niente facile.

I suoi fratelli più piccoli litigavano in continuazione, e se le davano di santa ragione.

Teresa sopportava un po’, poi si alzava di scatto e li prendeva a schiaffoni e sculacciate.

Tornava a sedersi al tavolo della cucina, accanto a me, e si accendeva una sigaretta.

Me ne andavo appena sua madre tornava a casa.

Non era una donna molto ospitale.

Mi guardava in cagnesco.

Mi metteva soggezione.

Insomma, non so come, alla fine riuscimmo a leggere tutto il libro. Dovevamo solo scrivere la relazione; mancavano un paio di settimana alla fine della scuola ormai.

Ma un pomeriggio, dopo aver suonato al citofono di casa di Teresa, suo fratello mi rispose che non c’era.

E non si presentò neanche a scuola il giorno dopo.

E neanche i giorni successivi.

Ritornai più volte a citofonare sotto casa sua e mi dicevano sempre che Teresa non c’era.

Un giorno si affacciò sua madre dal balcone e in mezzo ai panni stesi intravidi la sua testa con i bigodini.

Mi urlò: “Teresa sta malata!!! Vattìn!”.

Scrissi la relazione da sola, ma sull’ultima pagina firmai con il mio nome e anche con quello di Teresa T.

L’ultimo giorno di scuola presentai la relazione davanti a tutta la classe, seduta accanto alla maestra, sulla cattedra.

L’ultimo giorno di scuola.

Quando suonò la campanella, l’ultima campanella delle elementari, uscimmo come al solito a urla e spintoni dal grande portone di legno incrostato.

Dopo aver superato la piazza, proprio all’angolo della Manifattura dei tabacchi, sento:

“OH!! PSSS!!! PSSS!”

Mi volto.

Era Teresa.

“Ma che fine hai fatto?” le dico. “Mi hai fatto fare tutto da sola!”.

“Tieni”, mi dice porgendomi il libro di Anna Frank “questo è tuo”.

Teresa T. mi guardava con occhi lucidi.

Si girò su se stessa e senza neanche salutarmi se ne andò sculettando sui suoi tacchi consumati.

Solo a casa mi accorsi della scritta sul retro della copertina del libro.

“Grazie che mi hai aiutato, ma a me la scuola non mi piace.”

Rividi Teresa T. quando ero già alle medie.

Tornavo a casa.

Lei era sull’altro lato della strada.

Spingeva una carrozzina per bambini, con la copertura azzurra.

Non mi vide, o fece finta di non vedermi.

Neanche io la chiamai.

© RitaLopez

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