E non mi sentirò mai sola

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“Quando morirò voglio essere portata a Bari”, così ho risposto alla mia Dona, quando me lo ha chiesto.

C’era questa specie di piccolo monumento funerario che nonna aveva comprato quando era viva, grande abbastanza per ospitare quattro o cinque corpi, non di più.

Il primo ad essere calato là dentro fu suo figlio, poco più che ventenne,  ucciso in un agosto infuocato, su una polverosa provinciale dell’entroterra pugliese, da un pirata della strada che neanche ebbe la misericordia di fermarsi a prestargli soccorso.  Il bastardo lo lasciò così, accasciato sul volante, con la testa fracassata e la materia grigia, che faceva capolino dal cranio spaccato,  ancora palpitante.

Da bambina giocavo attorno a questo sepolcro, mentre nonna metteva fiori freschi sulla tomba e mi diceva: “pur jì  ja venì dò, arricuerdàteve.” (anche io devo venire qui, ricordatelo.)

Ma prima di nonna ci andò mio padre.

E dopo mio padre, mio nonno.

E alla fine toccò a nonna.

“L’ultimo posto della tomba è il mio!” diceva mia madre l’altro giorno a me e alle mie figlie, un tantino sbigottite del fatto che si parlasse di morte così, tra un bicchiere di vino ed un altro, come se si parlasse di scarpe, o di smalto per unghie, o di cosa preparare per cena.

Mi hanno fatto sorridere: non sono abituate ai discorsi sui morti e sulla morte come era normale che si facesse da noi, con la gente delle mie parti, quando io ero bambina.

E’ stato allora che la mia Dona mi ha chiesto: “ma tu mamma, quando morirai, dove vuoi essere sepolta?”.

E quando le ho risposto che volevo tornare a Bari, mi ha detto: “Ma il sepolcro sarà al completo!”.

“Si dovranno stringere” le ho risposto.

“Ci stà disci?” è intervenuta subito mia madre, “ti so ditt ca non ci sta cchiù  u post dopp à me”.

“Cioè, spiegami, voi dovete stare tutti insieme e io no? Voglio venire anch’io” ho replicato.

“Nun puet venì”, mi ha risposto.

“E io mi faccio cremare. Ci sarà posto per un po’ di cenere! O no?”.

“Sì, accusì sì”.

“Ok. Allora è stabilito. Avete capito bene ragazze? Quando muoio, mi fate cremare, mi portate a Bari e mi mettete in un angolino, lì in quel sepolcro, insieme a loro”.

Non scherzavo. Non scherzavo affatto. E loro lo hanno capito. Ho preteso che me lo promettessero.

Hanno annuito in silenzio.

Ed ora io, non so perché, mi sento più tranquilla.

Non ci avevo mai pensato alla mia morte. Non mi interessava.

Ma adesso la certezza di tornare insieme a quelli che ho amato, a due passi dal mare, per sempre, mi riempie il cuore di gioia.

E non mi sentirò mai sola.

©RitaLopez

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