La mansarda all’Esquilino

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Dalla mansarda di 50 metri quadri nel cuore dell’Esquilino, là dove abitavi, si sentivano le voci allegre dei venditori di frutta e verdura che sistemavano, la mattina presto, le loro bancarelle al mercato di piazza Vittorio.

Ti osservavo mentre ancora dormivi nel sacco a pelo adagiato sul pavimento.

Ammiravo le tue doti intellettuali, la tua preparazione politica, le tue capacità di oratore coinvolgente e conturbante alle assemblee, quando tutti gli studenti assiepati nell’Aula Magna pendevano seri e concentrati dalle tue labbra.

Guardavo i tuoi libri sparsi per il monolocale, sulle sedie, per terra, ai piedi del letto, accanto ai fornelli della cucina, e mi sentivo una piccola sprovveduta e ignorante al tuo confronto.

Solo una piccola sprovveduta e ignorante.

Amavo la tua passione rivoluzionaria, il tuo credere nella possibilità di risvegliare le coscienze assopite della gente umile, della gente più debole, come quella che io conoscevo bene.

Ti sommergevo di domande, ti chiedevo spiegazioni, mi nutrivo dei tuoi discorsi accalorati e dopo, tutto mi sembrava chiaro e ovvio.

Lì nella mansarda all’Esquilino tutto era possibile, tutto sarebbe stato possibile.

Persino la rivalsa mia, della mia famiglia, della gente del mio quartiere, della mia città, che pure allora mi sembrava così lontana, così inestricabilmente legata ad un recondito ambito del mio cervello. Quasi il ricordo di un’altra vita.

Te, la tua mansarda, le tue promesse, le mie speranze: tutto mi è tornato in mente perché ho visto la tua foto sul giornale.

Ho letto avidamente l’intervista al grande economista e politico, e non ho riconosciuto una sola parola dei discorsi infuocati del ragazzo di piazza Vittorio, neanche un’ombra sottile, neppure un flebile richiamo, un’eco lontana.

Eppure sono sicura che tu fossi sincero allora, che tu non mentissi neanche lontanamente a me, agli studenti, o a te stesso.

Tuo padre ti pagò il master in America ed io non vidi più né te, né i tuoi libri, né la mansarda all’Esquilino, dove tutto mi era sembrato possibile, mentre quella che ero, e che sempre sarei stata, la mia famiglia, la gente del mio quartiere, la mia città, sono qui, attaccati come ventose tenaci al mio cervello e al mio cuore.

©RitaLopez

 

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