Mia sorella Tullia

Statue-Vestali

 

Portarono Tullia al tempio che non aveva ancora compiuto 10 anni.

Ero gelosa di mia sorella maggiore, scelta per diventare una Vestale, la sacerdotessa della Dea del fuoco perenne di Roma.

Mi infastidivano gli elogi di mia madre, gli occhi lucidi e gonfi di lacrime ogni volta che a casa si parlava di lei.

Morivo di invidia quando incontravo Tullia per strada, insieme alle altre sacerdotesse.

Persino i magistrati si inchinavano e le lasciavano passare.

Tullia era tra le più belle. Il velo bianco, che le copriva il capo, abbagliava come il marmo di Roma sotto il sole d’estate.

Ci guardavamo un attimo.

Mi sorrideva ogni volta.

Ma io non ricambiavo il sorriso.

Mai.

Volevo essere al suo posto.

Ecco cosa volevo.

L’ho incontrata per le strade del Foro quando ero bambina, e poi adolescente, e poi ancora quando sono diventata la moglie del ricco patrizio che non ho mai amato.

Tullia mi ha sempre cercato con lo sguardo e con lo sguardo mi ha sempre sorriso.

Ma questa mattina Tullia non mi guarda.

Questa mattina portano Tullia al Campus Scelleratus per essere sepolta viva: è così che puniscono una Vestale quando perde la sua verginità.

Mia sorella è sdraiata su una lettiga, legata alle braccia e alle gambe con delle cinghie di cuoio.

E’ come se fosse già morta.

Mia sorella, la vergine impura, procede nel corteo funebre che la porta alla tomba.

La folla è silenziosa e costernata.

Giungiamo presso Porta Collina.

Tullia verrà introdotta in un sepolcro sotterraneo, dove hanno preparato una tavola imbandita, una fiaccola accesa, pane, acqua in un vaso, latte ed olio, quasi a volersi discolpare della morte di un corpo fino a quel momento considerato sacro e solenne.

Mi intrufolo tra la folla e mi avvicino più che posso alla lettiga, dove mia sorella è sdraiata. La raggiungo. Sono accanto a lei. La guardo. E’ ancora bellissima, nonostante indossi il suo abito funebre.

Mi guarda. E’ sperduta. Le sorrido.

Io sorrido a mia sorella Tullia.

Fra un attimo il sepolcro verrà chiuso.

La sua memoria cancellata per sempre.

© RitaLopez

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