Se ti avanzano li riporti indietro

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“Allora: questi sono per i libri”.

Metteva i soldi sul tavolo.

Guardavo le sue mani mentre contava le banconote e mi sentivo i crampi allo stomaco.

“E questi sono per mangiare. Di più non posso.”

Un moto convulso mi agitava il petto, non so dire se per rabbia o per disperazione.

“Guarda che sono troppi!” mentivo.

“S’avànzan l’annùsce ‘ndret”. (Se ti avanzano li riporti indietro).

Lasciava i soldi in bella mostra, perché il giorno dopo sarei dovuta partire all’alba, prima che lei si svegliasse.

Mi salutava già dalla sera.

“Iàpr l’ecchje” (apri gli occhi).

Sapevo che non avrei mai potuto ripagarla. Mai.

Anche se un giorno fossi diventata ricca, sarebbe stato impossibile ricambiarla di quello che faceva per me, anche se ci avessi aggiunto il massimo degli interessi.

Non sarebbe mai stata la stessa cosa.

Ci sono attimi, gesti, azioni che acquistano una valenza talmente elevata, che non potrà mai essere eguagliata.

Ci sono doni che hanno la solennità dell’imparagonabile.

Ed io mai avrei potuto ripagarla. Lo sapevo.

Mi alzavo dal letto che era ancora buio.

Mi mettevo lo zaino pesante sulle spalle.

Mi avvicinavo al tavolo. Prendevo i soldi.

Prima di metterli in tasca li contavo.

Mi avviavo verso la porta.

A metà strada, tornavo indietro.

Riprendevo i soldi dalla tasca.

Li ricontavo.

Ne lasciavo metà sul tavolo.

Chiudevo più piano possibile la porta alla mie spalle.

©RitaLopez

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