Filare dritto

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Perdonami madre, ma sono stanca di filare dritto.

Lascio qui sul  tavolo il fuso che mi avevi regalato da bambina,

perché imparassi presto i lavori di una brava donna di casa.

Lo lascio insieme alla mia vita predestinata e predefinita,

e al tuo sogno confezionato da anni,

che però non coincideva col mio.

 

Perdonami padre, ma sono stufa di filare dritto.

Lascio qui sulla  sedia il velo stropicciato della sottomissione,

perché possa soddisfare ancora la tua cieca autorità.

Lo lascio insieme ad ogni punizione subita,

anche a quelle sopportate ingiustamente

per non scalfire la rispettabilità ottusa a cui tenevi tanto.

 

Perdonami mio sposo, ma non ho più intenzione di filare dritto.

Lascio qui sul  letto l’abito nuziale che ho indossato anni fa,

perché tu possa offrirlo, con la stessa leggerezza, ad un’altra disposta ad accudirti.

Lo lascio insieme ai legacci di questa relazione stantia,

protratta per troppo tempo oltre ogni limite e sopportazione,

senza più ombra di aura sacra, né di infiammato desiderio.

 

E so bene che domani ciascuno di voi

disapproverà, dicendo che ho rovinato la mia vita,

ma quello che avete fatto di me non mi interessa più.

Ho la libertà di rovinarmi oggi stesso

e questa libertà è forse l’unica che io abbia mai avuto.

E allora la prendo con passione,

la prendo con rabbia.

La prendo perché ho deciso che non filerò mai più dritto in vita mia.

©RitaLopez

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