Andromeda

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Sono nata con un destino di merce di scambio appiccicato addosso.

Andromeda dalla bellezza inaudita,

Andromeda il capro espiatorio,

invidia delle donne e oggetto di desiderio degli uomini.

Sono il termine di paragone insuperabile,

la ragazza amabile, bella più delle Ninfe,

colei che deve pagare,

colei che deve riparare la colpa.

Sono il pegno del riscatto,

l’agnello sacrificale,

la vacca da mungere senza mai ricevere un grazie,

perché è scontato che io debba patire la pena.

Sono l’oggetto di scambio per salvare un paese strafottente dall’insidia del mostro,

sono la cavia legata ad una roccia a strapiombo sul mare,

il pasto alla portata di tutti, senza neanche il diritto ad avere pudore.

Sono il premio per l’eroe coraggioso che viene ad uccidere il mostro,

il trastullo di tutte le sue future voglie notturne,

il trofeo glorioso di cui vantarsi con gli amici ubriachi.

Il mostro marino sanguina dalla gola trafitta,

mi guarda mentre il mio salvatore mi porta via con sé,

gonfio d’orgoglio.

Addio unico amico di notti solitarie,

addio unico consolatore di pianti,

addio dispensatore di carezze.

©RitaLopez

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