‘A grazzia

medaglia8

“A ma scì a Lurde”.

“Dobbiamo andare a Lourdes?? Dobbiamo chi?”

“Noieddù”.

“E perché?”

“Percè quannn si fatt u concors, sò addomandat ‘a grazzia a la Madonn”.

In effetti avevo superato il concorso, dopo decine di altri concorsi, per permettermi anche io il lusso di poter lavorare.

“Scusa, nonna” replicai stringendo la cornetta del telefono nella mano sudata, “ma l’hai chiesta tu la grazia, non io”.

“Mè! I so ditt a la Madonn ca t’prtav pur a te. E mo addà vinì. Affòrz”.

(Ho promesso alla Madonna che avrei portato anche te. E ora devi venire. Per forza).

Sapevo di non avere alternative.

Sapevo che sarebbe venuta fino a Roma, se occorreva, e mi avrebbe trascinato con lei pure per i capelli, se occorreva.

Tentai l’ultima carta: “Ma ho la bimba piccola…”

“Làssl a mammt.” (Lasciala da tua madre. Sua figlia cioè).

Argomento chiuso.

E così prendiamo questo aereo da Bari, insieme a un gruppo di anziani scalmanati che frequentavano la sua parrocchia, lì nel mio malfamato quartiere Libertà.

Mi metto l’anima in pace, pronta a tutto, pronta ad accettare persino la situazione surreale in cui mi toccherà vivere nei prossimi due giorni.

Uno dei vecchietti che sta nel nostro gruppo ha portato un bidone di plastica da cinque litri.

Deve riempirlo con l’acqua benedetta, per poterla distribuire a quelli della parrocchia del Libertà, che non sono potuti venire.

Dopo quasi due ore di volo, completamente ubriacata da canti religiosi, inframmezzati da applausi spaccamani, e l’urlo periodico, simile ad un grido di guerra, di “Vivammariaaaa!!!!”, atterriamo all’aeroporto, che dista una decina di chilometri da Lourdes.

C’è un pullmann che ci porta a destinazione.

E una volta raggiunto l’albergo è quasi notte, ma gli anziani scalmanati, compreso nonna, si riuniscono in una delle sale per dire il rosario.

Intanto io li aspetto, sprofondata in una delle poltrone del bar.

Bevo un martini.

Forse due.

Forse anche tre.

Il giorno dopo andiamo alla grotta di Bernadette.

Davanti alla statua della Madonna, nonna dice:

“Madonna mè, sì vist?? La so prtat” (Madonna mia. Hai visto? Te l’ho portata).

Ed è stato in quel momento, negli occhi neri di questa donna dalla pelle scura di messicana, nel sorriso esplosivo di chi mostra amore e riconoscenza, che ho visto tutta la potenza del vero miracolo, la luminosa forza di chi possiede una fede cieca e incondizionata, l’onestà di chi vuole mantenere una promessa, l’umiltà elevata a coraggio, il coraggio che non conosce impedimenti, l’attitudine positiva verso la vita….

Quando siamo scesi dal pullmann che ci riportava all’aeroporto, al momento di prendere le nostre borse dal portabagagli, ci siamo accorte che erano tutte bagnate.

L’acqua proveniva dal bidone di plastica da cinque litri, riverso orizzontalmente, che il vecchietto che viaggiava con noi aveva diligentemente riempito con l’acqua benedetta.

Sicuramente non aveva avvitato bene il tappo.

Il bidone era completamente vuoto.

Prima di salire sull’aereo, al bar dell’aeroporto, il vecchietto ha chiesto al ragazzo del bar di riempire il bidone di acqua del rubinetto.

Sull’aereo nonna ride.

Mi sussurra nell’orecchio: “Ai voglia co st’acqua a aspettà la grazzia, chidd cristiàn!”

(Stanno fresche quelle persone che chiederanno la grazia con quest’acqua!).

Rido anch’io.

©RitaLopez

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