Aletis, la festa dell’altalena

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C’era un pastore ad Atene, di nome Icario.

Dioniso gli aveva rivelato il segreto per fare il vino ed Icario fece assaggiare il nettare meraviglioso agli altri pastori.

Ma questi, inebriati dalla strana bevanda, credendo di essere stati avvelenati, lo uccisero.

Aveva anche una figlia Icario. Erigone si chiamava.

Quando la ragazza non lo vide tornare, si mise a cercarlo dovunque.

Vagò nei campi attorno ad Atene e alla fine trovò il cadavere del suo adorato padre sotto un grande albero.

Erigone, per il dolore, prese una corda e si impiccò ad un grosso ramo. Il suo corpo dondolava come una canna al vento.

Avanti e indietro. Avanti e indietro.

Dioniso per punire i pastori, colpì l’Attica con una terribile pestilenza.

Un morbo infame spingeva tutte le fanciulle ad impiccarsi ai rami degli alberi.

Fu così che per placare l’ira di Dioniso fu istituita la festa dell’altalena, le Aletis, dal greco alèin, che vuol dire errare, dondolare, vagare.

Le ragazze dondolavano appese ai rami degli alberi, legate a delle corde, in onore di Erigone.

Avanti e indietro. Avanti e indietro.

E, da allora, ogni volta che una bambina sale sull’altalena e inizia a dondolare forte, fino a toccare il cielo con le gambe, la “vertigine” la prende allo stomaco.

Per un attimo, un solo attimo, la “vertigine” la strappa dal mondo del razionale e la lancia nell’imponderabile, nell’inafferrabile.

Per un attimo, un solo attimo, le ragazze danno uno sguardo a quello che c’è “oltre”.

Per un attimo, un solo attimo, tutte le fanciulle su un’altalena, sospese nell’aria, sanno cosa è l’estasi.

Avanti e indietro. Avanti e indietro.

L’altalena salvò le ragazze dal suicidio.

Forse è per questo che nel momento in cui una donna oscilla pericolosamente e si trova all’apice di un vortice, il suo lato più giocoso ed erotico e liberatorio e creativo, può esplodere inaspettatamente, rendendola così bella, così magica, così speciale.

©RitaLopez

 

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