La “malattia” di Pasolini

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Era una di quelle domeniche sonnolente in cui bisognava andare a trovare i parenti.

E questi, di parenti, dovevano essere proprio lontanissimi, perché io non li avevo mai visti.

Eravamo nella 127 azzurra, io dietro, mio padre alla guida, suo fratello più grande accanto a lui, davanti.

Quando ero bambina eravamo circondati da parenti.

Avevamo parenti dappertutto, dovunque.

E questi parenti, marito e moglie, che abitavano in periferia, io sinceramente non so neanche chi fossero e non mi ricordo neanche le loro facce.

Ma il loro figlio, quello me lo ricordo bene.

Avrà avuto poco più di 20 anni ed io, bambina, lo trovavo bellissimo.

Avevo un lontanissimo pro-pro-pro-cugino, così angelico, e così delicato, e così gentile… e non lo sapevo.

Mentre i grandi parlavano in cucina io e il mio pro-pro-pro-cugino, chiacchieravamo in camera sua.

Aveva una collezione eccezionale di dischi e di posters.

Mi ha detto: “Prendi quelli che ti piacciono. Te li regalo”.

Io guardavo i posters, uno dopo l’altro, ma non conoscevo quei cantanti che piacevano a lui.

Però, tra gli altri, riconobbi subito Massimo Ranieri, e Gianni Nazzaro, e Mino Reitano.

Presi quelli.

Nessuno di quei vandali dei miei cugini aveva la millesima parte di educazione di quel ragazzo.

Sulla via del ritorno, nella 127 azzurra, mio zio si rivolse a mio padre e gli disse:

“Cud uagnòn co li femmn….” (quel ragazzo con le donne…) e sollevando l’indice e il pollice della mano, la ruotava da destra a sinistra e viceversa, come per dire : “Niente. Niet. Nada.”

“Adavèr??” (davvero?) fece mio padre, sbalordito.

Mio zio annuì più volte col capo, su e giù, con aria greve. Gli occhi chiusi. Le sopracciglia arcuate.

Si accostò verso mio padre, mise la mano accanto alla bocca perché io non sentissi, e parlando il più piano possibile sussurrò:  “Tene la malatì d Pasulìn!!!” (ha la malattia di Pasolini).

Oddio! Pasolini era malato? Non lo sapevo!

Ma soprattutto QUEL ragazzo, QUEL mio pro-pro-pro-cugino, così angelico e delicato e gentile, ERA MALATO?

E a giudicare dall’aria tragica di mio zio, mentre svelava il terribile segreto, e dalla sorpresa di mio padre, certo doveva trattarsi di una malattia terribile. Una malattia mortale.

Oh no! Ma perché?

Sono stata male tutto il pomeriggio. E il giorno dopo. E il giorno dopo ancora.

Avevo appeso i posters di Massimo Ranieri, Gianni Nazzaro e Mino Reitano all’interno dell’anta del mio armadio.

Ogni volta che li guardavo, mi saliva un groppo alla gola.

Il giorno che Pasolini morì, mi chiusi in camera e piansi.

Mi rifiutati di uscire anche quando mamma mi chiamò per la cena.

©RitaLopez

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