La casa di Mario

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Tu non ci crederai Mario, ma io invidiavo te e la tua famiglia, che in cinque stavate assiepati come sardine in scatola nel locale di 3 metri per 4, nell’androne buio del vecchio palazzo di mia nonna.

Ogni volta che passavo là davanti, rubavo avida la vista di quel mosaico di sedie impagliate, e pentoloni, e televisore sul frigorifero, e scamorze affumicate appese al soffitto, e ventilatore arrugginito, e fiori sotto il tabernacolo illuminato di San Nicola. Si sentiva odore di frittura di pesce.

Avrei dato qualsiasi cosa per stare lì con voi in quel bazar colorato, denso di chiacchiere, respiri, bestemmie, preghiere.

Avrei scambiato volentieri tutta la cucina di mamma, con i mobili laccati e freddi di formica, dal colore improbabile, per stare un’ora lì, solo un’ora, ed essere anch’io un tassello piccolissimo nel caleidoscopico regno in cui tu sei cresciuto.

E mentre a volte mio padre si fermava a chiacchierare con il tuo, giù nell’androne delle scale, io sbirciavo senza ritegno dentro la vostra casa/cucina/camera-da-letto/salotto e mi stupivo di come  ogni oggetto si incastrasse magicamente in mirabile e perfetto equilibrio con quello accanto e con quello sopra e con quello sotto.

Uno sguardo dentro il locale e uno sguardo a tuo padre.

Aveva tre denti d’oro in bocca e il tatuaggio del volto di Gesù Cristo con la corona di spine sul braccio.

Ogni sera apriva la branda su cui dormire, lasciando la porta del locale semiaperta, perché altrimenti non ci sarebbe stato spazio sufficiente.

I suoi piedi spuntavano di  fuori ed io e mia sorella dovevamo tenerci le mani sulla bocca per non scoppiare a ridere.

Quando poi vi hanno dato la casa popolare, in periferia, è bastato un camion intero a contenere il vostro mondo.

Il locale vuoto era una landa desolata ormai, un deserto di tristezza sconfinata.

Non è pazzesco Mario? Quello che è poco e piccolo e niente per qualcuno, agli occhi di qualcun altro può sembrare grande come il mondo intero, magico come il regno delle favole.

L’ho rivisto il locale dove hai abitato con la tua famiglia.

Ci conservano tre bici e due pneumatici di scorta adesso.

© RitaLopez

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