La bici rossa

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Da bambino vivevo ad Harlem, dietro Riverton Square, proprio vicino al ponte Madison.

E’ lì, su quelle strade, che ho imparato ad andare in bici.

Erano mesi che la sognavo: una bicicletta!

L’avevo voluta con tutte le mie forze.

E un giorno con Pà andammo nel negozio di Jack, all’angolo della Fifth Avenue, a comprarne una nuova di zecca.

Ero un bambino, ma sapevo esattamente “quanto” era costata quella bici per mio padre.

Ricordo benissimo le mani di Pà, mentre contava i dollari, posandoli uno dietro l’altro sul bancone di legno scuro del negozio di Jack.

Per un attimo mi sono vergognato del mio egoismo.

Per un attimo mi è balenata in mente l’idea di dirgli “Non fa niente Pà, non la voglio più”.

E invece non ho detto nulla e la bici era mia.

Rossa fiammante. Uno schianto.

Ero il ragazzo più felice di Harlem. E Harlem mi sembrava più bella in groppa alla mia bici.

Me la sarei portata con me anche nel letto a dormire.

E invece dovevo lasciarla legata nel cortile di casa, sotto la tettoia,  per evitare che prendesse l’acqua.

E un giorno non c’era più. C’era solo la catena spaccata lì per terra. Ma niente bici.

Ed io ho pianto.

Ho pianto per me e per la mia bici rossa fiammante.

Ho pianto per tutte le volte che avevo urlato in faccia ai miei:

“Sono l’unico del quartiere a non avere una bicicletta!”

e per tutte le volte che mi veniva risposto: “Adesso non si può”.

Ho pianto per quel dannato quartiere in cui ero nato, in mezzo a gente “tagliata fuori”, in una povertà ingiusta e bastarda che ti faceva lavorare dieci volte tanto per ottenere qualcosa che da qualche altra parte era possibile ottenere con una facilità ridicola.

E soprattutto, ho pianto per le mani di Pà, mentre posava i dollari sul bancone di Jack.

Non ho più voluto una bici in vita mia.

Anche adesso che sono uno stimato avvocato, con uno studio prestigioso nel cuore di Manhattan, se mi capita di scorgere una bici rossa fiammante, ho un tuffo al cuore.

E mi vengono sempre in mente le mani di Pà.

E per un attimo avverto quel senso di vergogna, provata quel giorno, là nel negozio di Jack.

© RitaLopez

 

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