Maxi e la bancarella a San Lorenzo

collana-di-rame

L’ho trovata stamattina, mentre rimettevo a posto la soffitta.

Era nel vecchio baule di legno di pino, mangiato dai tarli, scrostato dal tempo.

Non ci potevo credere. Era lì da quasi trenta anni ed io non lo sapevo.

L’avevo completamente dimenticata. La collana che mi piaceva tanto, fatta a mano da Maxi. Quasi trenta anni fa.

Era dentro il taschino del gilet nero e consunto che avevo comprato a Porta Portese, dimenticato poi nel vecchio baule di legno di pino.

“Ehi!! E questa qui Maxi?? Ma è BEL-LIS-SI-MA!!”

Aveva una bancarella a piazza dell’Immacolata, nel cuore di San Lorenzo.

Mi ero fermata la prima volta un pomeriggio, dopo l’università, a guardare le meraviglie che venivano fuori da quelle sue mani dalle dita abili e veloci.

“Vuoi un braccialetto bambina?” mi aveva chiesto con la sua voce resa cupa e ovattata dal fumo del tabacco.

“Non ho abbastanza soldi” risposi.

Mi sorrise di un sorriso da lasciare senza fiato.

E così vai con San Lorenzo.

Quasi tutti i giorni a San Lorenzo.

Dopo ogni lezione a San Lorenzo.

Ogni volta che potevo a San Lorenzo.

E quel pomeriggio lui era lì, intento a fare questa collana con i fili di rame e le perline nere.

“La vuoi bambina?” mi chiese Maxi, mentre ammiravo la collana sistemata sul panno nero della bancarella.

La solita risposta: non ho abbastanza soldi.

Il solito sorriso da lasciare senza fiato.

Lo guardavo e pensavo: quanto lo amo? quanto lo amo? quanto lo amo?

E Maxi, che era parecchio più grande di me, e aveva viaggiato il mondo, e aveva amato tutte le donne che voleva, non avrà avuto di certo nessuna difficoltà a leggere nella mia mente da sprovveduta, pronta a lanciarsi nel vuoto.

Mi sedevo accanto a lui. Mi piaceva guardarlo lavorare.

E lui mi parlava senza alzare mai lo sguardo dal suo lavoro.

Si dimenticava la sigaretta accesa posata sul bordo della bancarella.

Ogni volta gliela rubavo e finivo di fumarla io. Mi inebriava l’idea che un attimo primo l’avesse tenuta lui tra le sua labbra.

Poi un giorno mi disse: “Domani vado via”.

Un colpo al cuore. Un pugno nello stomaco. Una fitta alla testa.

“Ed io?” gli chiesi, vergognandomi per il mio tono lamentoso.

“Tu devi studiare” mi disse in un modo che a me era sembrato come quello di un padre rivolto alla propria figlia.

Sentivo di avere le guance rosse, lo sentivo. Porca miseria.

“E così non ti vedrò più. Niente più bancarella, niente più perline, niente più San Lorenzo….Mi dimenticherò di te!” piagnucolai.

“Bambina, mica ci si libera mai da quelli che hai amato!”

Maxi sorrise. Ed io non lo vidi più.

Niente più bancarella, niente più perline, niente più San Lorenzo.

Mi dimenticai di lui.

E invece oggi eccola qui, questa collana di filo di rame e perline.

Come ho fatto a non accorgermi che me l’aveva infilata nel taschino del gilet?

Dove sei Maxi, vecchio saggio che sarai diventato?

Rigiro la collana tra le dita: mica ci si libera mai da quelli che hai amato!

 (©) R.L.
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