Ad Isia

 

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Allora è così che doveva finire, mia dolce Isia. Così.

Su un campo riarso dal sole, con il frinire delle cicale che ti stordisce.

In mezzo alla polvere sollevata dai cavalli e al frastuono di mille spade luccicanti.

Dicevi che sono un guerriero forte Isia, che sono invincibile. Ma non è così.

Questa volta non tornerò da te.

Guardo il sangue che sgorga a fiotti dalla ferita e

colora di rosso vermiglio questa terra che non è più la mia.

Non provo dolore Isia, solo stupore.

Davvero tutto questo sta accadendo a me?

Perdo le forze e mi si piegano le ginocchia.

Sai a cosa penso? Ai tuoi capelli.

Il ricordo dei tuoi lunghi capelli castani, che odorano di lavanda e di salvia,

quello sì che mi procura un dolore lancinante.

Mi sistemo sul mio scudo. E’ sul mio scudo che voglio morire.

Come un forte e valoroso guerriero, il guerriero che hai amato.

Ed ora che la mia vista si è annebbiata e  il clamore della battaglia è lontano,

ecco, ora riesco a vederti chiaramente.

E’ bello abbandonarsi con l’immagine di te, che rende dolce questa morte che mi scivola dentro.

I tuoi capelli Isia.

I tuoi  lunghi capelli sono l’ultima cosa che vedo.

Morire, così, non fa neanche male…

© RitaLopez

 

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