La caduta di Fetonte

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Suo padre era talmente importante e potente da oscurare qualsiasi presenza, soprattutto la sua.

Da sempre aveva vissuto alla sua ombra, seguendolo a testa bassa, sempre un metro dietro di lui, sopportando il peso di essere un nessuno, figlio di una celebrità.

Suo padre era Elios. Il dio Sole.

E lui era Fetonte. Solo Fetonte.

E quando si rese conto di non riuscire neanche più ad alzarsi dal letto per sopportare un altro nuovo giorno, Fetonte decise di dimostrare a se stesso e al mondo intero di essere il degno figlio di un dio.

Ma soprattutto decise di dimostrarlo a suo padre.

E una notte si avvicinò di nascosto al prodigioso carro di fuoco, quello che solo Elios sapeva lanciare a velocità folle per illuminare e scaldare la Terra.

I quattro cavalli scalpitavano impazienti. Le narici palpitanti.

Fetonte afferrò le redini dorate e gli splendidi animali balzarono impetuosi in avanti, squarciando di rosso fuoco il buio della notte.

“Guardami adesso Pà!!! Guardami adesso!!! Sono come te? Sono come te?” urlava ridendo e piangendo.

Ma il carro possente era troppo pesante e difficile da maneggiare.

Fetonte perse il controllo della micidiale macchina di fuoco, che iniziò così a balzare nel cielo come una nave in mezzo alla tempesta.

Precipitò in un fiume. Precipitò come una stella cadente.

Le acque verdi furono le ultime ad accogliere Fetonte.

Fetonte finalmente Protagonista. Anche se per poco.

Quel fiume era il Po.

(©) RitaLopez

 

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