Euridice

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Abbandonare la Vita in un giorno di tiepido aprile, quando il mondo pulsa di promesse, è come navigare su una barca in balia di un mare oscuro, con un senso di nausea costante aggrappato allo stomaco.

Ma gli dei così avevano deciso. Ed io abbandonai la Vita.

Orfeo, il mio amato, l’artista seduttore, il cantore che ammaliava con la voce, impazzì di dolore.

Il giorno in cui non ebbe più fiato per disperarsi, né ebbe più lacrime per piangere, Orfeo afferrò la lira e scese nell’Ade.

Con il suo canto soave convinse Caronte a trasportarlo oltre il fiume infernale e perfino Cerbero, reso mansueto dalla sua melodia, lo lasciò passare.

Il mio uomo giunse al cospetto di Ade e Persefone, e talmente sublime era l’Arte del canto e della musica  che fluttuava nell’aria, grazie alla vibrazione magica che le sue lunghe dita producevano toccando le corde della lira,  che gli dei si commossero.

Gli fu concesso di portarmi via, di farmi tornare con lui alla Vita, ma ad una condizione: per niente al mondo si sarebbe dovuto voltare a guardarmi. Non prima di essere usciti dagli Inferi maleodoranti.

Il ricordo è ancora vivido nella mia mente.

Lui mi precedeva.

Io lo seguivo, simile ad una sonnambula.

Gli guardavo le spalle e pensavo al gelo di Morte che aveva dovuto attraversare per venire da me, per venire a riprendermi.

Ed io, invece, quel gelo lo avevo nel sangue oramai, e nelle ossa.

Non lo avrei mai più dimenticato, e capii all’improvviso che niente sarebbe più stato come prima.

Quel senso di Morte nel cuore avrebbe deturpato il nostro Amore.

Neanche il calore del sole sulla pelle e l’odore di brezza marina potevano rendermi l’Euridice che lui un tempo aveva amato.

Quando intravidi il barlume della Luce, fissai per un’ultima volta le spalle forti di Orfeo, che come un fantasma camminava rigido davanti a me.

E mi resi conto che anche porre fine ad una storia è un atto di Amore. E di Coraggio.

Fu allora che decisi.

Lo chiamai: “Orfeo!”

Ero sicura che si sarebbe voltato.

Ricordo i suoi occhi colti all’improvviso dalla disperazione, per quello che aveva appena fatto.

“Ti amerò sempre come ti ho amato in Vita” gli ho sussurrato, mentre precipitavo nuovamente nelle tenebre.

Per sempre.

© RitaLopez

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