Gli angeli del fango

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    Erano giorni che una pioggia fitta cadeva ininterrotta su Firenze, ma nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo quella mattina del 4 novembre 1966.

    All’alba l’Arno ruppe gli argini con un impeto sovrumano di acqua gonfia e grigia, violenta come il rutto di un mostro sanguinario.

    L’acqua fangosa, dal colore tetro del cielo, entrò a Palazzo Vecchio.

    Penetrò con la  veemenza di un toro infuriato nel Duomo.

    Violentò le antiche botteghe degli orafi su Ponte Vecchio.

    Più di 30, tra donne uomini e bambini, persero la vita.

    I corpi lividi e galleggianti, le braccia aperte come quelle del Cristo di Cimabue in Santa Croce.

    Quando l’acqua impetuosa, dopo giorni, si ritirò pigra, una spessa coltre di fango e detriti copriva i morti e i manoscritti antichi  e i quadri dei grandi e le opere d’arte.

    Niente cibo. Niente acqua potabile. Niente energia elettrica. Niente di niente.

    Fu allora che arrivarono gli angeli del fango.

    Da tutta Italia arrivarono. Da Nord e da Sud.

    E anche dal resto dell’Europa.

    Arrivarono tutti per Firenze allibita. Per Firenze stordita e martoriata.

    E fu proprio nella Biblioteca Nazionale che Andrè, giunto  da poco dalla Francia per dare una mano, la vide.

    Afferrava con le sue mani dalle lunghe dita i volumi rari, i libri del passato.

    Li tirava fuori dalla melma e li porgeva svelta al suo vicino, che a sua volta li riponeva in una carriola.

    I lunghi capelli castani legati indietro in una treccia mista a terra e fango.

    Il fango anche sulle braccia e sul pullover di lana con le greche colorate e sulle guance arrossate.

    Andrè si fermò. Si fermò a guardarla. E pensò che mai aveva visto niente di più bello.

    Si avvicinò. “Ciao” le disse.

    Il sorriso più radioso del creato illuminò il grigio di Firenze.

    “Come ti chiami?”

    “Manuela” gli rispose la ragazza.

    Sorrideva e non smetteva di raccogliere i libri antichi immersi nel fango.

    Andrè ebbe la netta sensazione di trovarsi di fronte ad un angelo.

    Era in mezzo a centinaia di angeli come lei.  Lui stesso lo era.

    La ragazza gli porse un libro e poi un altro e poi un altro ancora.

    Andrè prese tra le braccia i volumi preziosi che lei gli passava.

    Firenze sarebbe rinata. Lo sapeva.

    Firenze ce l’avrebbe fatta.

    © RitaLopez

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