Le sere di maggio e le rondini

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Quelle sere di maggio, giù nel mio quartiere, io me le ricordo bene.

Quando soffiava il maestrale l’aria di mare arrivava fin lì, in mezzo a quelle strade dove non esisteva né Stato né legge, ma l’umanità intera scorreva a fiumi.

L’aria di mare cancellava via la puzza delle verdure rancide del mercato della mattina, ammucchiate ai lati del marciapiede, impregnata con quella del piscio dei cani randagi.

Tornavo a casa dopo aver passato il pomeriggio con gli amici, e dovevo percorrere il lungo isolato della vecchia manifattura dei tabacchi.

La vecchia manifattura. Uno spettro. Un vecchio edificio fatiscente, da anni ormai, con i vetri rotti e ricoperto di scritte sui muri scrostati di giallo.

Ma io riuscivo ancora a sentire le voci delle operaie e degli operai, dietro le grate scure, che salutavano me e gli altri bambini quando andavamo alla scuola elementare.

Potevo sentire l’odore intenso delle foglie seccate di tabacco. E se chiudo gli occhi io quell’odore lo sento nel naso,  anche adesso.

C’erano i bassi proprio lì, sul marciapiede, dove abitavano le famiglie intere e quando ci passavi davanti, le porte spalancate, potevi vedere il marito di Marietta in canottiera, sbracato sul letto che si guardava la televisione a tutto volume.

Il quadro della Madonna Incoronata appeso alla parete, con una miriade di luci stellate attorno alla testa velata.

Marietta seduta proprio là davanti, sul marciapiede, con le gambe così grosse che non riusciva a chiuderle.

 “Zio Pasquale” all’angolo che vendeva le sigarette di contrabbando e la casa di Angelo, che morì morto ammazzato.  E la sua famiglia di mafiosi.

Il vecchio palazzo di nonna con i parenti seduti là fuori, sul balcone, che giocavano a scopone e urlavano maledizioni.

“Ciao nonna!! ciao nonno!!!” li chiamavo giù dalla strada e li salutavo.

“Ancor girann và!??? Camìn a cast”!! (Ancora in giro sei? torna subito a casa!!).

Le rondini garrivano assordanti e volavano basse sui tetti delle case.

Era il mio mondo. Quello conoscevo. Quello mi era toccato.

Alla fine mi piaceva pure. 

A  poter tornare indietro,  non lo cambierei con niente altro. Con niente altro.

(foto di Ivana Marinosci)

(© R.L. )

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