Sulla statale

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Non credo alla pace interiore che porta il perdono.
O almeno non funziona per me.
A volte non si può, non si deve perdonare.

“Guidava sulla statale, il piede affondato sull’acceleratore.
Un bolide sull’asfalto.
Il vento freddo che le scompigliava i capelli e le idee.”

Non credo che perdonare ti renda sempre una persona migliore.
O almeno non funziona per me.
A volte l’unica cosa giusta da fare è combattere fino alla fine.
Comunque vada.

“Diede uno sguardo fugace allo specchietto retrovisore.
Non si riconobbe.
Accostò l’auto ad un incrocio. Si fermò.
Lo sguardo perso avanti nel vuoto.
E poi all’improvviso inserì la retromarcia e poi prima, seconda, terza, quarta, quinta….
Ormai era il demone che aveva in sé a guidare, lei e l’auto.”

Non credo alla filosofia del “porgi l’altra guancia”
ai buonismi e ai pietismi che puzzano di stantio.
Perdonare a volte è come zittire quella parte di te che invece chiede giustizia,
che invece ha sete di vendetta.
E’ come fingere che tutto sia come prima, che tutto vada bene.
Quando non è vero.

“Rifece tutta la strada all’indietro e frenò esattamente nello spazio e nel tempo da dove era partita.
Da quel preciso punto e da quel preciso momento da cui anni prima era partita.
Prima di scendere dall’auto si riguardò nello specchietto retrovisore e riconobbe il selvaggio primitivo che la fissava negli occhi. “

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