Antigone

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Il vecchio re di Tebe, per motivi politici, non concesse la sepoltura a Polinice.

Chi avesse violato il suo ordine, sarebbe stato lapidato: questo ordinava la legge.

E già gli avvoltoi volavano bassi sul corpo rigido e senza vita del ragazzo.

Ma Antigone, sorella di Polinice, spiava da lontano quel corpo adagiato sulla terra polverosa, e nel suo cuore meditava.

Gli avvoltoi roteavano sempre più bassi. Antigone nel suo cuore meditava.

E alla fine prese la decisione.

Nessuna legge scritta, nessuna regola giuridica, avrebbero potuto mettere a tacere il suo amore di sorella, la pietà per suo fratello, la propria moralità, la propria libertà di coscienza.

La nobile e fiera Antigone violò l’ordine del re.

Diede sepoltura al corpo di Polinice e scatenò il conflitto.

Il conflitto tra uomini che comandano e donne che non obbediscono,

il conflitto tra vecchi potenti e giovani ribelli,

il conflitto tra la rigida e impersonale burocrazia e la realtà reale degli individui in carne e ossa,

il conflitto tra esseri umani e divinità,

il conflitto tra i diritti dei vivi e quelli dei morti.

La nobile e fiera Antigone diede retta al suo cuore, anche se aveva paura.

Il vecchio re di Tebe non ebbe neanche la soddisfazione di punirla,

perché Antigone si impiccò al ramo di una grande quercia.

Il sovrano, ai piedi dell’albero,  la guardava. Gli sembrava che la bocca di lei accennasse un leggero,  sarcastico  sorriso.

Questo, questo era davvero intollerabile.

©RitaLopez

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