Medusa

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Quando lei, Medusa, attraversava la valle, era impossibile non girarsi a guardarla.

Aveva quel suo modo sinuoso di camminare che la faceva fluttuare sull’erba e i capelli di seta, lunghi fino alle ginocchia e  quasi dotati di vita propria, sembravano giocare con le farfalle e gli insetti che le volavano intorno.

I suoi capelli, del colore della terra, odoravano di lavanda e menta.

Poseidone la vide e col suo istinto da animale la trascinò nel tempio di Atena e la sedusse.

Atena, profondamente irritata dal torto subito, vomitò la sua ira sulla ragazza, come se quell’atto bestiale fosse colpa sua.

Come se essere giovane e bella e sinuosa fosse una condanna.

La tramutò in un mostro, con i denti simili alle zanne di un cinghiale, lo sguardo capace di trasformare in pietra chiunque la guardasse negli occhi, e i capelli di seta trasformati in viscidi serpenti.

Medusa visse il resto della sua giovinezza in una caverna buia, avendo orrore di sé stessa e sull’orlo della pazzia a causa degli orribili serpenti che si muovevano incessantemente sulla sua testa.

Visse così, fino a quando Perseo, figlio di Zeus, servendosi di uno scudo riflettente per non guardarla negli occhi, le decapitò la testa con un falcetto e la donò ad Atena.

Atena, soddisfatta, inserì la testa di Medusa nel suo scudo di pelle di capra.

Nessuno si era accorto che dal sangue rimasto per terra, vicino al collo mozzato di Medusa, erano nati splendidi coralli rossi.

Ogni volta che guardate la Gorgone mostruosa sullo scudo di Atena, pensate che quella, un tempo, era la sinuosa, leggiadra Medusa.

(nella foto: Benvenuto Cellini, La statua in bronzo di Perseo che decapita Medusa (1554). Firenze, Loggia dei Lanzi).

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