Dalla punta delle dita al cuore

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“L’intervento è andato bene. La ragazzina si sveglierà presto dall’anestesia.”

La voce metallica le era arrivata alle orecchie da un’altra dimensione.

Sentiva uno strano calore sulle dita della mano sinistra.

Non riusciva ad aprire gli occhi, ma dopo un grande sforzo sollevò a fatica le palpebre.

Alla sua destra una flebo attaccata al braccio.

Girò a fatica gli occhi dall’altra parte.

Alla sua sinistra suo padre, seduto accanto al letto, la testa china, le teneva la mano tra le sue.

“E’ da lì dunque che arriva il fluido caldo”.

Fissò i suoi capelli che iniziavano impercettibilmente a colorarsi di grigio, la sua camicia marrone scuro.

Avrebbe voluto chiamarlo ma non riusciva a parlare.

“Non riesco a parlare, pà.” Pensò.

Il fluido caldo raggiunse il braccio.

Non so esattamente quantificare il tempo, ma quel tempo si dilatò in eterno, cancellando le incomprensioni, i litigi sbraitati uno sulla faccia dell’altro, il pudore di dimostrare il proprio amore esagerato.

Quella parentesi di tempo divenne “il tempo” in assoluto.

Il fluido caldo arrivò al cuore.

Richiuse gli occhi, prolungando volontariamente gli effetti dell’anestesia.

Non avrebbe voluto svegliarsi più.

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