Mimmo

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“Pizzeria? Buonasera. 6 pizze per favore. No, no, nun veng je a pigghiarl. Mand un uagnon)

(trad. No no, non passo io a prenderle. Mandi pure il ragazzo, per favore).

U uagnon, il ragazzo, era Mimmo.

Mimmo faceva il garzone alla pizzeria vicino casa. Tutto il pomeriggio, fino alla sera.
Credo che avesse un esercito di fratelli e sorelle e ognuno di loro doveva lavorare, perché i genitori non arrivavano a fine mese.

Mimmo veniva con le pizze in mano, riposte nei cartoni.

Era più piccolo di me.

Quando entrava in casa riempiva la stanza di puzzo di fritto.

Mi guardava con gli occhi allampanati.

Aveva le ginocchia con le croste e un perenne moccio al naso, una striscia lunga e verde che sembrava la bava di una lumaca nucleare.

Io, nella mia superbia, avrei voluto gridargli in faccia:

“Ma che cavolo hai da guardare???? Non vedi che sono più grande di te e tu sei solo una piccola caccola ambulante???!!! Smamma, moccioloso.”

Nonno gli dava la mancia e Mimmo andava via.

Una sera, lì nel Bronx, il mio quartiere, tornavo a casa. Ero sola.

Si avvicina un tipo, sulla trentina.

Aveva giacca e cravatta e una valigetta di cuoio, tipo quelle da esattore delle imposte.

Mi si avvicina e comincia a darmi fastidio.

Lo guardo nella maniera più schifata che mi fosse possibile, ma quello niente, non se ne va.

Dietro di me c’era Mimmo con le sue pizze in mano. Ma io non lo sapevo.

O meglio, non lo sapevo fino a quando lo vedo all’improvviso che posa i cartoni con le pizze su un’auto, si avvicina fulmineo al tipo e gli scippa la borsa da esattore delle imposte.

Lo aveva fatto per mandarlo via da me. Oh mio eroe!!!

Il tipo viscido lanciò un urlo e si mise a correre dietro Mimmo.

Ma Mimmo era più veloce del vento.

Li guardai fino a che voltarono tutti e due di corsa dietro l’angolo.

Mimmo davanti e il viscido dietro.

Quando una sera decidemmo di nuovo di mangiare le pizze, Mimmo arrivò con i suoi cartoni fumanti in mano.

Riempì la stanza di un odore soave di panzerotti fritti e calzoni di cipolla.

Mi guardava con occhi trasognati.

Io, nella mia gratitudine, avrei voluto mormoragli all’orecchio:

“Oh piccolo Mimmo!!! Mio eroe!!! Guardami pure tutte le volte che vuoi, ti permetto anche di parlarmi, se ti fa piacere. E se non fosse per quella striscia lunga e verde che sembra la bava di una lumaca nucleare, ti darei pure un bacio!”

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