Salento

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Il sole era talmente forte e accecante che non riuscivi a tenere gli occhi aperti neanche all’ombra.

C’erano le cicale che ti stordivano e il fruscio del mare vicino. Il mio mare.

Le bimbe erano piccole e giocavano come due zingare felici a piedi nudi sulla terra rossa del Sud. Il mio Sud.

La terra era arida e spaccata dalla mancanza di pioggie.

C’era mia madre con la sua bellezza ancora intatta e mia nonna, la roccia potente, l’approdo sicuro.

C’erano i pomodori messi a seccare al sole, i panni stesi vicino l’albero di fichi, l’odore delle melanzane al forno e dei peperoni fritti. E tutto era perfetto.

Tutto era così come doveva essere.

Se ci ripenso, è stato quello uno dei periodi più belli della mia vita.

Quattro generazioni di femmine col cuore colmo di passione.

Quattro generazioni di guerriere che si trovavano lì, dopo aver affrontato ognuna la propria battaglia personale e aver combattuto a sangue, ancora salve, ancora palpitanti di vita, con l’orgoglio di essersi rialzate e il sorriso amaro e sfrontato di chi sa da cosa è sopravvissuto.

Quando il sole tramontava tutto si tingeva di rosso, le cicale si calmavano, ed io pensavo al finesettimana, quando sarebbe arrivato il mio uomo, il mio compagno di giochi preferito.

Le bimbe ridevano con le guance arrossate.

Sorseggiavo il Primitivo, e quel leggero giramento di testa, era perfetto anche quello.

Tutto era così come doveva essere.

(© R.L. )

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