Il doposcuola

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Questa cosa del doposcuola Nonna secondo me se l’era inventata, oltre che per arrotondare, per riempire il vuoto vertiginoso dell’anima, dopo che il destino le aveva strappato via il suo ragazzo.

Il “doposcuola” raccoglieva nel pomeriggio, dopo-la-scuola appunto, i bambini del quartiere per aiutarli a fare i compiti.

Nonna aveva sì e no la seconda elementare ma i compiti te li faceva fare bene. Eccome!!

C’era Enzo il figlio del contrabbandiere di sigarette, e Nicola l’emigrante che era appena tornato dall’America ed era un macello quando parlava e quando scriveva. C’era Rosa la figlia di “Gina Lollobrigida” che aveva il banco di frutta al mercato e pure Vito il figlio di Colino lo Schignato, il salumiere.

C’era l’umanità intera dell’umanissimo e variopinto quartiere Libertà.

Si sedevano attorno al grande tavolo di legno dell’unica stanza di casa di Nonna.

Lei a capotavola e loro tutti attorno e siccome non c’erano abbastanza sedie, a me toccava il vecchio sgabello poggiapiedi.

Ma da quella postazione potevo vedere tutto quello che accadeva sotto il tavolo.

Enzo, il figlio del contrabbandiere,  tirava un calcio nello stinco al povero Nicola l’emigrante. Rosa, la figlia di “Gina Lollobrigida”,  teneva lontane le mani di quello che le stava seduto accanto, perchè voleva pizzicarle le cosce. Vito, il figlio di Colino lo Schignato, si scaccolava e appiccicava le caccole sotto il tavolo.

Nonna, tutta vestita di nero, con i suoi occhi da messicana, guardava la parte superiore del tavolo, e lì tutto sembrava andare bene.

Poi iniziava ad interrogare per vedere se avevano capito le tabelline e i capoluoghi dell’Italia.

“Il capoluogo della Puglia?”
Vabbè quello era facile!!! Bariiiiiii!!! Dicevano tutti quanti in coro.

“E il capoluogo della Campania?” Un paio alzavano la mano e rispondevano “Napoli!!”.

E il capoluogo del Piemonte? Iniziava a farsi più difficile.

Il figlio del contrabbandiere mi guardò ed io con la bocca sillabai To-ri-no.

Torino!!!! Disse Enzo. E nonna: “E brav a Enzo. L’unico è stato!!!”.

“E della Sicilia???” Questa volta toccava aiutare l’emigrante. Pa-ler-mo. Sillabai di nascosto.

Palermo?? Chiese Nicola timidamente. “Eh! Sì, sì, Palermo, Palermo. Ialz la voce can nun sendc!!!” (trad. alza la voce, non ci sento).

“Mò l’ultima: il capoluogo del Friuli Venezia Giulia?” Azz!! Questa era difficile!!! Dove minchia sta il Friuli Venezia Giulia? Mi guardarono tutti. Io feci cenno di no con la testa, che questa proprio non la sapevo.

“Venezia?” azzardò Vito il figlio dello Schignato. Temerario!!

“Ma ci Venez e Venez!! Cap di ciuccio!! Trieste è.!!! Mè,  vabbè,  avast mò. Facim la merenda.”

(Trad. ma quale Venezia e Venezia somaro! E’ Trieste. Va bene, basta ora. Facciamo merenda).

E preparava pane con olio e sale per tutti i suoi nuovi figli.

(© R.L. )

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