Peppino

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“E quello chi è nonna?”
La bambina  stringendo con una mano la mano della nonna, indicava con l’altra la tomba a destra, quella proprio sotto il cipresso.
Conosceva a memoria ogni tomba, ogni volto di giovane, vecchio, ragazzo, donna, bambino, che la fissavano seri, lì nel cimitero monumentale della sua bianca città del Sud, in mezzo a tutta quella folla di sepolcri tra il barocco scadente e il rococò pacchiano.
Eppure, ogni volta, amava riascoltare le storie di ciascuno.
“Quello è Minicuccio, il bambino che scì a frnesc nel calderone pieno di acqua bollente e splash!!!!…manca li cani fighhia mè!!”
La nonna accompagnava lo “splash” con un gesto rotatorio del braccio, permettendo alla bambina di vedere davvero, con i propri occhi, gli schizzi bollenti che esplodevano nell’aria, mentre il povero Minicuccio scalciava e annegava nell’acqua rovente dell’enorme calderone, in cui venivano messe a bollire le bottiglie di salsa.

E Minicuccio, che quel giorno infame rimase a galleggiare nel calderone, a braccia aperte e con la faccia tutta rossa e spellata, adesso la guardava da un portaritratti di ottone ovale.
Il cimitero aveva un che di familiare, di magico, era quasi un posto incantato, per niente affatto un luogo di dolore.
E anche la nonna era magica e familiare, col suo vestito nero, nero come la pece dei suoi capelli neri, senza un filo bianco, nero come la sua pelle e i suoi occhi neri  da messicana.
La nonna diceva: “Ecco zio Pasquale, fagli ciao con la mano!!!”.
“La vid a zia Marietta? mandale un bacio, accussì!!!” fino a quando arrivavano alla tomba di Peppino.
La nonna passava più di un’ora a sistemare i fiori  freschi, a pulire, a lucidare, a strofinare forte la tomba, a baciare la tomba, a parlare con la tomba.
La bambina intanto giocava là attorno, raccoglieva lumache e coccinelle.
Il cielo limpido, l’aria fresca, l’odore dei cipressi: tutto era magico e familiare.
Fino a quando, stufa, correva dalla nonna, le tirava la gonna e le chiedeva: “Andiamo via ora?”
La nonna annuiva con la testa. Gli occhi lucidi.
Peppino, il ragazzo della foto, sorrideva.
Aveva gli stessi capelli neri corvini e gli stessi occhi da messicano.
“Sciamaninn, sciam!!” (Andiamocene, andiamo!)

© RitaLopez

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