L’armadio

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La naftalina nell’armadio non era riuscita a cancellare il suo odore dai vestiti. O almeno a lei così sembrava.
Quando era sola apriva piano le ante, afferrava una giacca, un gilet, una camicia e annusava.
“Allora, fai finta che le rotelle sulla bici ci sono ancora. Non ti preoccupare, ti tengo io dietro. Tu pensa a pedalare”:
“No, non è vero, tu mi lasci. Tu mi lasci e io cado!”
“No che non ti lascio, te lo giuro.”
“Su cosa lo giuri?”
“Sulla mia testa”.
C’era il giubbotto di pelle marrone, quello che aveva indossatol’ultima volta, quello che la mamma non aveva potuto mettere in lavatrice.
Sì, quello sapeva di lui più di tutto.
Un profondo respiro.
“Se mi lasci non ti parlo più”
“Pedala pedala. Guarda avanti. Vedi? Ti tengo. Ti tengo e non ti lascio”.
Odiava la naftalina. Aveva un odore forte e pungente che cancellava tutti gli altri odori.
“Lo vedi? Stai andando da sola adesso!!”
“Non è vero, mi stai tenendo ancora tu da dietro.”
“No!!! Non ti sto tenendo più!! Stai andando da sola!!! Stai andando da solaaaa!!!”.
Qualcuno alla porta!!! Richiuse subito l’armadio.

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