Icaro

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Suo padre non gli aveva raccomandato altro: “Stai attento! Non volare né troppo in alto perché il calore del sole potrebbe sciogliere la cera, né troppo in basso perché le ali si inumidirebbero con i vapori del mare. Non fare come il tuo solito. Non strafare!”.
Quel figlio era sempre stato una preoccupazione.
Così inquieto, così ribelle.
Si librarono in volo all’alba, per fuggire una volta per tutte dal Labirinto.
Il Labirinto era la prigione. Nel Labirinto non era permesso sognare.
E, al ragazzo, il Labirinto stava stretto, troppo stretto.
Il padre si lanciò per primo e il figlio dopo di lui.
Furono gli attimi più belli e intensi e palpitanti della sua giovane vita.
Mai si era sentito così libero. E mai più sarebbe stato libero e felice così. Ne era sicuro.
Fu in quell’istante che  si fece coraggio e decise. Nessuno gli avrebbe fatto cambiare idea.
Con la coda dell’occhio il padre si assicurava che il figlio lo seguisse, ma all’improvviso si accorse che non era più dietro di lui.
Col cuore in gola lo cercò disperato e all’improvviso lo vide.
Era salito troppo in alto, vicino al sole, così vicino che il calore aveva iniziato a sciogliere le sue ali.
Lo sguardo fiero del figlio, i suoi occhi luccicanti di gioia, il sorriso sornione sulle sue labbra, gli smorzarono il grido di dolore che voleva esplodere dalla sua gola.
Lo avrebbe ricordato così per sempre. Libero. E felice.

© RitaLopez

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