I soldatini

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C’era Claudio. E c’ero anch’io.

Il ragazzino autistico più pacioccone di Trastevere e la baby sitter più maldestra del pianeta.

Aveva una collezione di soldatini, Claudio, più di 100. Un intero esercito di piccoli soldatini, con le giubbe di un bel colore azzurro. Armati fino ai denti.

Più di 100 dannati soldatini messi in fila maniacale, allineati al millimetro spaccato, sopra un tavolinetto basso, ai piedi del letto.

E la baby sitter più maldestra del pianeta ne fa cadere puntualmente due o tre, ogni volta che ci passa vicino e, ogni volta, di nascosto, li rimette su.

E Claudio immancabilmente si accorge, non so come, che nel loro allineamento c’è qualche millimetro che non quadra, e pazientemente li risistema.

Facciamo merenda Claudio? “NO”.

E si ingozzano di pane e nutella. Claudio se la spalma anche sulla faccia.

Vediamo i cartoni? “NO”.

E si stravaccano sul divano, sommersi da un mare di peluche, a guardare la tv.

Ti va di ascoltare una favola? “NO”.

E tutto il pomeriggio a raccontare di Mangiafuoco e Lucignolo. I suoi preferiti. Ed anche quelli preferiti dalla baby sitter maldestra.

Claudio, il mio piccolo e pacioccone Claudio, perdutamente barricato in se stesso.

L’unico contatto che ha concesso al mondo esterno sono i suoi NO snervanti.

NO.

Solo NO.

Sempre NO.

E accade che un pomeriggio la baby sitter più maldestra del pianeta, arrotolandosi la lunga sciarpa attorno al collo, maldestramente appunto, come le è congeniale, atterra TUTTI (dico TUTTI) i dannati soldatini. Una strage. Oh cazzo!!!

E il piccolo Claudio esplode come una diga che ha subito una falla, un torrente in piena, una valanga inarrestabile di neve:

“NO, NO, NO, NO, NO, NO, NO, NO, NO, NOOOOO…” all’infinito.

E basta con questi NOOOOOO!!!

Mi hai rotto le palle, lo sai? Non sai dire nient’altro?

Mandami ‘affanculo almeno!

Silenzio tombale.

Lei si china rassegnata a raccogliere i caduti. Uno per uno. Per uno. Per uno…

“VA-FFA-NCULO!!!”.

Non è possibile. Claudio ha parlato. Lei si gira incredula a guardarlo. Il fiato sospeso.

E’ solo un attimo, ma l’ha visto!

Oh sì se l’ha visto! Uno spiraglio sottile come una lama di rasoio sul baratro immenso della sua anima.

Solo un’occhiata. Da capogiro. Come il brivido che si può provare a dondolarsi su un’altalena posta al bordo di un precipizio. Per poi piombare di nuovo nel buio completo.

Ci impiegano tutto il pomeriggio per risistemare i dannati soldatini.

Lui chiuso nel suo abisso da capogiro.

Lei con un leggero sorriso, un accenno di stupore abbozzato sulle labbra.

Gli occhi lucidi e gonfi.

Il cuore colmo di commozione.

© RitaLopez

 

 

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