Flaminio

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La migliore acustica della intera metropolitana di Roma era alla fermata di Flaminio.
La voce lì era amplificata magnificamente ed anche il suono della chitarra.
Bastava un solo giorno per risollevare le nostre finanze colate a picco.
Ormai ci conoscevano: i venditori ambulanti, la gente che andava di corsa al lavoro, gli addetti alla distribuzione dei biglietti.
Io e il mitico Daniele, che una volta si scorticò a sangue il dito, ma continuò stoicamente a suonare perché dovevamo pur tornare a casa, giù in Puglia, e non avevamo i soldi per comprarci il biglietto.
Però, alla fine, riuscimmo a racimolare i soldi.
Andammo in biglietteria alla stazione Termini con la busta di plastica bianca piena zeppa di spiccioli.
L’impiegato dietro lo sportello ci guardò con aria minacciosa, ma alla fine tirò un lungo respiro, si armò di santa pazienza e si mise a contare gli spiccioli.
Ad uno ad uno.

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