Andrea e Roberta

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….e così, quando non aveva più voglia di studiare, andava a trovare Andrea.
Andrea, che era Andrea durante il giorno, ma che di notte diventava Roberta.
Roberta che andava a battere dietro lo stadio Flaminio.
Andrea aveva i vestiti più impensabili del pianeta: minigonne di raso verde pistacchio con i pois neri, calze a rete autoreggenti, scarpe misura 45 con tacco da 12, bustini di pizzo senza spalline, sciarpe viola della serie Muppet Show….
“Te vesti sempre come ‘na suora” le diceva Andrea, “…e mettite un po’ de robba seria!!!”.
E così lei si sfilava il poncho peruviano da “intellettuale triste” come diceva lui/lei e si infilava il vestito sexy, quello con lo spacco fino alla mutanda e il cappellino con la veletta.
“Bbella!!!!! Mo sì che sei bbella!!!!”
“Non uscirei di casa conciata così neanche sotto tortura”, rideva lei.
E poi arrivava la sera e Andrea iniziava la trasformazione.
Lei lo guardava truccarsi allo specchio, e infilarsi le calze sulle gambe depilate, lunghe tre chilometri, mentre Andrea diventava Roberta.
“Sò abbastanza “depro”??” le chiedeva quando aveva finito.
Lei annuiva con la testa.
Roberta le dava un bacio sulla fronte e uscivano.
Lei col poncho da “intellettuale triste” a prendere l’autobus e Roberta col bustino di pizzo verso lo stadio Flaminio.
Chissà quando lo avrebbe rivisto di nuovo, Andrea.

© RitaLopez

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