Aiace

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Mi chiamo Eurisace e vi racconterò la storia di mio padre:
l’eroe che non si risparmiava, il guerriero senza paura, l’uomo dal cuore grande.
Quando Achille morì, fu Ulisse a ricevere le sue armi, ma questo provocò la rabbia e la disperazione di mio padre.
Nessuno meritava le armi del grande Achille più di lui. Tutti lo sapevano.
Ma chi ama molto, odia molto.
Mio padre, accecato dal dolore, avrebbe ammazzato i Greci tutti se la dea, senza pietà, non gli avesse instillato la follia nella mente, facendogli balenare false immagini davanti agli occhi.
L’eroe più grande e più ammirato e più temuto iniziò a massacrare bestiami e greggi, credendo, nella sua pazzia,  che fossero i Greci.
L’eroe più grande e più ammirato e più temuto fatto oggetto di scherno e di risa da parte dei suoi compagni.
Quando la ragione tornò in lui, terribile fu il “risveglio”.
Cosa c’è di peggio, per un eroe, che perdere il suo onore?
La mattina presto, col cuore colmo di vergogna, si recò sulla spiaggia. Da solo.
Posò lo scudo e conficcò la spada nella sabbia, con la punta rivolta al cielo.
Prima di gettarsi sulla lama affilata, guardò un’ultima volta il mare. Albeggiava.
Chi ama molto, odia molto.
Chi sono io? Io sono il figlio del grande Aiace.

©RitaLopez

(nella foto: Exekias (Ἐξηκίας), anfora, Il suicidio di Aiace, VI sec. a.C.)

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