Autostop

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Un giorno qualunque di un inverno qualunque di un anno che sicuramente era nella metà degli anni 80.
Lei e il suo amico fraterno di studi folli e disperati, in piedi dalla 4,30 di mattina.
Buio pesto e un gelo che ti taglia le orecchie.
Le sciarpe arrotolate intorno al collo e i cappelli calati fino al naso.
“Quanti soldi hai?” chiede lei, mentre il fiato forma una nuvola bianca nella notte.
“Due mila lire.” risponde Marco….
“Ah!!!!(sarcasmo) Bene!!!! (ancora sarcasmo) Almeno un pacchetto di sigarette ce lo possiamo permettere!!!”.
Prendono il notturno e scendono all’ultima fermata, ai limiti della città, fino al grande raccordo anulare.
Le 5,30 di mattina, e nello stomaco solo un caffè e due pavesini ammuffiti.
Marco tende il braccio e alza su il pollice.
Le auto corrono veloci e creano un vortice freddo quando sfrecciano vicino alle loro gambe.
Saltellano e sbattono i piedi per terra, per scacciare via il gelo.
“Marco spostati và. Mi ci metto io.” gli dice lei, scansandolo gentilmente con il braccio.
Si srotola la sciarpa e si toglie il cappello.
Libera i capelli lunghi fino al sedere.
Una Alfetta 2000 inchioda.
Lei guarda Marco con uno sguardo misto tra la sfida e il compatimento.
Montano in macchina.
Direzione: il Nord.
Nel petto un’eccitazione di quelle che non ti scordi più.
Una sottile linea rosa solca il cielo all’orizzonte.

© RitaLopez

 

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